25/01/2021
16/09/2012

Berlusconi: “Renzi vince? Pd socialdemocratico”

POLITICA – Il Cavaliere: “Aboliremo l’Imu. Grillo fa ancora l’attore comico. Norme fiscal compact impediscono la crescita”. Intanto gli ex An che spingono affinché il Cavaliere decida e c'è chi, come Alemanno, torna a chiedere che l'eventuale candidatura di Berlusconi passi per le primarie

bereNel giorno del ritorno sulla scena politica dopo l'estate Silvio Berlusconi inizia la sua intervista evocando ricordi: dall'amicizia con il suo musico di fiducia Mariano Apicella ai primi passi nel mondo dell'imprenditoria. A bordo di una nave da crociera, sulla quale non sono ammesse telecamre, il Cavaliere spazia a tutto campo e affida al direttore de “Il Giornale”,  Alessandro Sallusti giudizi, commenti e qualche reticenza. Parla di tutto Berlusconi ma non risponde alla domanda più calda: se si candiderà oppure no.

Su questo ancora una volta dice che dipenderà dalla legge elettorale. Ed evidentemente dipenderà anche da ciò che accadrà nel Partito Democratico e al sindaco di Firenze Renzi che – tout court – gli piace proprio, come del resto piace al suo elettorato. “Porta avanti le nostre idee - commenta il Cavaliere - e se dovesse vincere le primarie si verificherà un miracolo: il Pd diventerà finalmente un partito socialdemocratico”. 

E’ un Berlusconi sempre attento agli umori del suo elettorato, che si dimentica dell’appoggio al governo Monti e diventa antieuropeista quando si lancia in un attacco contro il fiscal compact, quel trattato firmato da tutti gli stati dell'Unione e che vincola anche il nostro Paese a ridurre il debito, “Frena la crescita e il fondo salva stati difficilmente funzionerà”, sentenzia Berlusconi che torna a promettere la cancellazione della tassa municipale sugli immobili. “Aboliremo l'Imu. La casa - spiega - è il pilastro su cui ogni famiglia fonda il suo futuro”.

Lancia infine una stoccata a Beppe Grillo, “Uno straordinario attore comico, ma sta ancora facendo quel mestiere. Non ci s'improvvisa amministratori di un Paese o di una città”. “Qualcuno gli scrive il copione e lui - aggiunge - recita come ha fatto tutta la vita”. Nel Pdl c'è chi ricorre all'ironia per giustificare il ritardo di Berlusconi. “Se aspettiamo dicembre per annunci, non troveremo nessuno ad aspettarli”, dicono gli ex An che spingono affinché il Cavaliere decida quanto prima se ricandidarsi o no. E c'è chi, come Alemanno, torna a chiedere che un'eventuale candidatura di Berlusconi passi per le primarie. Alfano però frena. Va bene consultare gli elettori a tutti i livelli, se mi fossi candidato io le avrei volute, ma uno che prende 13 milioni di voti non ha certo questo problema.  

Poi Alfano se la prende con il Pd: con una sinistra a guida Bersani e condizionata dalla Cgil, l'Italia precipiterebbe nella recessione. Ma è anche del sistema di voto che parla l'ex guardasigilli, spingendosi a indicare una data precisa entro la quale si farà una nuova legge elettorale. “Vogliamo che una legge elettorale si faccia presto per restituire ai cittadini il diritto di scegliere il proprio deputato e il proprio senatore. Abbiamo chiesto, e il presidente del Senato era già su questa linea, che entro la prima decade di ottobre si vada in Aula. Speriamo ci sia l'accordo più ampio possibile ma, se non ci sarà, occorre comunque votare per una legge. Questa è la nostra linea di demarcazione”. Visto che però le distanze tra i partiti non si sono affatto accorciate in questi lunghi mesi di dibattito, la strada immaginata da Alfano è  quella di andare al voto in assenza di un accordo. Un sentiero già tracciato da Renato Schifani  che trova d'accordo anche Gianfranco Fini. Il presidente della Camera lo dice chiaramente: “Basta con sherpa e convegni di studio, piuttosto si vada in aula”.