25/01/2021
04/02/2011

La parola
al Colle

Un Consiglio dei Ministri straordinario ha varato per decreto il federalismo municipale. Il Governo ha così ignorato il parere negativo espresso dalla Commissione bicamerale. Il testo approvato è quello contenente le modifiche discusse in questi mesi in commissione e di fatto respinto ieri con la votazione conclusasi 15 a 15

Un Consiglio dei Ministri straordinario ha varato per decreto il federalismo municipale. Il Governo ha così ignorato il parere negativo espresso dalla Commissione bicamerale.
Il testo approvato è quello contenente le modifiche discusse in questi mesi in commissione e di fatto respinto ieri con la votazione conclusasi 15 a 15.

Secondo la maggioranza il parere della commissione non è vincolante, mentre il Parlamento si è pronunciato comunque su un testo contenente le nuove misure rispetto a quello emanato il 4 agosto, ottenendo parere favorevole espresso dalla commissione Bilancio del Senato prima del voto della bicamerale e "in esito alle votazioni conclusesi nella seduta pomeridiana del 2 febbraio 2011".  
Ora l'ultima parola spetta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che emana i decreti legislativi, firmati dal presidente del Consiglio e dai ministri, prima che possano essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.
Se entro 60 giorni il decreto non dovesse essere convertito in legge dal parlamento perderà la sua efficacia.

“Situazione senza precedenti” ha dichiarato il presidente della Camera Gianfranco Fini.

La Lega esulta e spiega il colpo di mano del governo come "un atto dovuto nel rispetto delle prerogative del Parlamento. Infatti la legge 42 dà il compito al governo di emanare il decreto visto che la V commissione Bilancio del Senato ha espresso un parere favorevole. Il pareggio che si è realizzato in Commissione Bicamerale ha determinato la non espressione del parere da parte della Commissione stessa". Del resto Umberto Bossi sapeva bene di giocarsi molto di fronte ai suoi elettori che ultimamente hanno dimostrato una insolita insofferenza nei confronti dei vertici del Carroccio. Dunque il Cavaliere non ha avuto scelta e come sempre ha ostentato grande sicurezza “Napolitano non può non firmare” avrebbe detto nel corso di una cena ieri notte con il “gruppo dei responsabili”. Ma il Premier sa bene che il Colle ha espresso più di un dubbio e avrebbe anche invitato il governo a non far finta di nulla e a tener conto del voto espresso dal Parlamento.

Molto dure le opposizioni.
Bersani parla di un “inaudito schiaffo al Parlamento, una lesione senza precedenti delle prerogative delle commissioni parlamentari fissate per legge. Un vero atto di arroganza. Il governo Berlusconi-Bossi, dopo tanta propaganda, finisce per approvare con un colpo di mano il federalismo delle tasse".

E anche l'Udc è polemico sulla mossa del governo: "Un atto volgare e violento, adottato nella più assoluta illegalità costituzionale, che apre un ulteriore conflitto istituzionale, questa volta tra Governo e Parlamento" dice il vice presidente dei senatori Udc, Gianpiero D'Alia, insieme al vice presidente dei deputati Udc, Gian Luca Galletti. "Il Governo - sottolineano gli esponenti centristi - ha ricevuto una delega dal Parlamento, che avrebbe dovuto esercitare nel rispetto delle indicazioni del legislatore e della Commissione bicamerale appositamente istituita. L'Esecutivo l'ha violata in maniera autoritaria e antidemocratica per un mero calcolo politico e per garantirsi una triste sopravvivenza. A questo punto, la Commissione bicamerale è inutile e ancor di più il suo presidente, che non ne difende le prerogative istituzionali. Se avesse un minimo di dignità e rispetto per le istituzioni, La Loggia dovrebbe dimettersi".

Bisogna restituire la parola ai cittadini e tornare alle urne" è invece il parere di Antonio Di Pietro e per il Terzo polo la "vittoriosa macchina" del federalismo leghista si è inceppata.

Intanto questa mattina, al suo arrivo a Bruxelles per un vertice Ue, Silvio Berlusconi parlando con i giornalisti è tornato ad attaccare la magistratura con una sua personale interpretazione dell’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una repubblica giudiziaria commissariata dalle Procure”.