26/01/2021
14/10/2009

Fini: "I magistrati siano indipendenti"

Fini boccia le ipotesi di riforma dell'ordinamento. "Rispettare il principio di indipendenza della magistratura stabilito dalla Carta". E' polemica, nel Pd, dopo il sì della deputata cattolica all'incostituzionalità della legge sui gay.

"Un conto è la separazione  delle carriere dei magistrati, un altro è che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell'ordine giudiziario".
Lo dice il presidente della camera Gianfranco Fini riferendosi alle ipotesi di riforma della giustizia su cui "si valuterà strada facendo".
Ricordando che in parlamento sono pendenti diverse proposte di riforma  dell'ordinamento giudiziario, Fini ribadisce: "su un tema di cui si è discusso come l'ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione sul fatto che la costituzione va rispettata sul principio di assoluta indipendenza di tutti i magistrati".

E sulle riforma avverte "la costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare
riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in parlamento compie un'azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l'attivazione del referendum. Io da sempre auspico - osserva il presidente della Camera - che in questa legislatura non si perda l'occasione per riformare le istituzioni portando a compimento un iter molto ricco. Ci sono le condizioni politiche perchè ciò avvenga, sulla base di una larga o addirittura unanime convergenza su alcune questioni. Ad esempio, sulla necessità di portare a compimento il processo federalista in corso, indispensabile perchè abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco".

Intanto nel Pd scoppia la polemica in seguito alla bocciatura della proposta di legge sull'omofobia da parte della deputata Paola Binetti. Col suo voto infatti, ieri è stato affossato il provvediamento dalla deputata democratica Anna Paola Concia e fortemente osteggiata dalla teodem Paola Binetti.

E il partito democratico si spacca. Per il segretario Franceschini "c'è un problema Binetti". "Su questi temi" i valori del Pd non sono negoziabili, ed è impossibile "richiamarsi alla libertà di coscienza".
E Anna Paola Concia rilancia: "O la mia posizione o quella di Paola Binetti: che il Pd decida". "Lo stato deve dire ai suoi cittadini che l'omofobia è un reato". Critico anche il capogruppo Pd alla Camera, Antonello Soro: "dovrebbe andare via, ha poco a che fare con il nostro partito". E ancora, "penso che Paola Binetti sarebbe stata fuori posto anche nella Democrazia Cristiana, un partito tenacemente rispettoso della laicita' dello Stato'".

 Ma la Binetti non molla: "Voterò Bersani alle primarie perché ha avuto una reazione più equilibrata. Certamente non voterò Franceschini che propone la mia espulsione, nè voterò scheda bianca". "Il disegno di legge sull'omofobia - sostiene la deputata teodem - aveva punti nebulosi. Ora mi sento anche io una minoranza, anche io voglio essere tutelata". Con lei l'ex ministro Fioroni che afferma: "sarebbe sbagliato espellere Paola Binetti, quando condivide con il partito il 90% delle idee". Quello che non va, per Fioroni, è che il Pd "faccia sempre tempeste in un bicchier d'acqua".