26/01/2021
24/08/2010

Bossi-Casini
altissima tensione

Insulti del leader del Carroccio in risposta all'attacco diretto di Casini. Ma Berlusconi vuole trattare con l'Udc perché " se salta il governo rischia di saltare tutto"

Era cominciata domenica sera. Bossi teme un accordo del governo con Casini, che per lui sarebbe come “un governo tecnico”, non votato dagli Italiani. Così, per chiarire la sua posizione, domenica scorsa aveva definito il leader dell’Udc “un trafficone”. Per tutta risposta Casini gli aveva dato del “trafficante di banche e quote latte”.

Ieri sera il leader del carroccio è tornato sull’argomento. “Berlusconi tentenna, speriamo che tentenni meno.  Il partito di Casini non c'era con noi al momento delle elezioni. Vorrebbe dire che chi ha perso le elezioni andrebbe a governare.”
E poi è passato agli insulti. “Casini è uno stronzo. Casini è come quelli che non potendo avere meriti e qualità insultano gli altri. Casini - ha aggiunto - è quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il nord”.

“Gli insulti che questa sera Bossi mi ha gentilmente rinnovato – ha risposto il leader dell’Udc alle agenzie di stampa -  dimostrano in modo chiaro quale errore è stato affidare il Paese in queste mani. I suoi alleati dovrebbero svegliarsi prima che sia troppo tardi. Noi abbiamo denunciato prima degli altri la strada che il Paese stava imboccando e che francamente gli italiani non si meritano”.

Domani Bossi incontrerà Berlusconi, per ribadire il suo pensiero: occorre un governo più deciso. “Noi vogliamo ottenere tutto quello che si può, in modo democratico. Se poi c’è da dare una spallata, le spalle dei bergamaschi sono sempre buone. In più noi abbiamo qualcosa che gli altri non hanno, la fede”.

Ma Berlusconi sembra puntare molto su Casini. Bossi capirà, "perché se salta il governo rischia di saltare tutto". È questo lo scambio che il Cavaliere proporrà domani a Umberto Bossi nel vertice sul lago Maggiore. Berlusconi - che punta a restare finché è possibile a palazzo Chigi - non ha infatti alcuna intenzione di rassegnarsi al diktat dell'amico Umberto: "Bossi è un grande comunicatore, gli piace fare la voce grossa. Ma il leader sono io".

Sul tavolo c’è il federalismo, i decreti attuativi della riforma tanto voluta da Calderoli e Bossi, che in caso di elezioni rischia di saltare. Nonostante questo anche Tremonti venerdì scorso durante il vertice aveva chiesto elezioni prima possibile, proposta accolta con freddezza. Invece, in segno di apertura all’Udc, durante il vertice è stato inserito tra i cinque punti non negoziabili il riferimento al quoziente familiare.

Con l’appoggio dei centristi si potrebbe evitare di andare alle urne in autunno, proprio l’evenienza che Berlusconi vuole sventare: troppo presto, troppo vantaggio alla Lega.
Quanto ai finiani, non sono finiti i tentativi diplomatici per richiamare nell’alveo del partito originario i transfughi.