18/08/2019
10/04/2013

Storia di una donna coraggiosa
e di 'uomini' vigliacchi

CRONACA - “Ho ucciso io Lea Garofalo, chiedo perdono a nostra figlia”. Con queste parole Carlo Cosco, 'uomo d'onore' delle famiglie crotonesi ha confessato l'omicidio della compagna, testimone di giustizia, uccisa a Milano nel novembre 2009. Ad ascoltarlo, in un corridoio vicino all'aula, c'era proprio sua figlia Denise che non crede al pentimento del padre

La ‘ndrangheta ha le sue leggi ferree e con i giudici non si collabora a rischio della vita e a ucciderti può essere perfino il tuo ex compagno.

“Ho ucciso io Lea Garofalo, chiedo perdono a nostra figlia”. Con queste parole Carlo Cosco, 'uomo d'onore' delle famiglie crotonesi ha confessato l'omicidio della compagna, testimone di giustizia, uccisa a Milano nel novembre 2009. La confessione nel corso del processo di appello, in primo grado era stato condannato insieme ad altri cinque. Ora l'uomo ammette per la prima volta la sua colpa. La sua compagna fu eliminata con un tranello: dopo averla chiamata insieme alla figlia, che fu mandata a cena da un'amica con una scusa, la strangolò e ne bruciò il cadavere.

Ad ascoltarlo, in un corridoio vicino all'aula, c'era proprio sua figlia Denise, 21 anni, che vive da quasi tre anni sotto protezione dopo aver accusato apertamente proprio il padre per l'uccisione della madre Lea, fornendo un contributo fondamentale alle indagini. La vittima aveva raccontato agli inquirenti fatti di sangue di una faida di 'ndrangheta.

Il dubbio degli investigatori è se l'omicida si sia ravveduto o se invece copra i suoi fratelli. La famiglia crede alla crisi di coscienza e, secondo l'avvocato di Denise, la  ragazza si dice sorpresa della confessione e aspetta che sia detta tutta la verità.