29/10/2020
21/09/2009

Riposino
in pace

I funerali di stato per i parà uccisi in Afghanistan. Folla e grande commozione nella Basilica di San Paolo fuori le mura.

L'ultimo viaggio è iniziato prima delle 9 di questa mattina. I sei feretri dei parà caduti a Kabul sono stati trasferiti dal Celio alla Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, per i funerali di Stato.
Due ali di folla hanno accompagnato l'uscita delle bare dal portone dell'ospedale militare con un applauso commosso. Roma si è fermata al passaggio dei sei feretri. Il silenzio ha suggellato il passaggio del corteo. Molti negozianti hanno abbassato le serrande in segno di lutto. Intanto la folla assiepata all'esterno della basilica aspetta per dare estremo saluto ai 6 soldati e ha accompagnato con applausi l'entrata dei familiari delle vittime nella Basilica di San Paolo. Presenti le più alte cariche dello Stato. Tanti militari sono venuti a rendere omaggio ai loro commilitoni. I sei militari sono stati promossi al grado superiore. Le forze armate e la Guardia di Finanza hanno offerto ad ognuno il picchetto d'onore. 


Anche il presidente della più grande associazione islamica presente in Italia, l'Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii), Mohammed Nour Dachan, è presente nella ai funerali dei sei paracadutisti uccisi. Con una veste nera bordata d'oro, la stessa che si usa nelle preghiere del venerdi', il presidente dell'Ucoii si è tenuto in disparte rispetto ai posti riservati alle autorità. "Ero qui per i caduti di Nassiriya - ha detto - ero qui quando si celebrarono i funerali di Nicola Calipari e sono qui anche oggi per rendere omaggio ai morti dell'attentato di Kabul".

E più forte tributo hanno riservato ai feretri che sono entrati nella chiesa. Un forte applauso accoglie le bare avvolte nel tricolore. Dalla piazza molti hanno gridato "Folgore", sventolando il tricolore. Un messaggio del Papa ha dato il via alla celebrazione. Il Santo Padre si è detto "profondamente addolorato per il tragico attentato" e invoca la vergine "affinchè  Iddio sostenga quanti si impegnano ogni giorno per costruire solidarietà e pace", nel telegramma inviato per le vittime dell'attentato a Kabul e letto durante i funerali.

Ma il gesto più toccante arriva con tanto di spontaneità. Una carezza prima alla foto del papà e poi alla bandiera italiana, uno sguardo al basco amaranto appoggiato sul cuscino rosso e poi di nuovo di corsa tra le braccia della mamma: così Martin, sette anni, figlio del  capitano Antonio Fortunato, ha salutato durante i funerali solenni a San Paolo a Roma il papà morto nell'attentato di venerdi' a Kabul. Quando le bare sono entrate nella Basilica, prima ancora che cominciassero le esequie, Martin si è alzato dalla sedia alla sinistra dell'altare dove erano stati sistemati alcuni dei familiari delle sei vittime. E passando davanti alle più alte cariche dello Stato si è diretto verso la bara del papà, al centro delle sei schierate sotto l'altare. Poi quella carezza, che ha commosso molti, e il ritorno quasi di corsa a raccogliere l'abbraccio della mamma.


Nel corso dell'omelia, mons. Vincenzo Pelvi li ha chiamati per nome, uno ad uno, "Antonio, Davide, Giandomenico, Massimiliano, Matteo, Roberto". "La tua vita a servizio della pace - ha detto, rivolto a ciascuno dei parà uccisi a Kabul - è motivo di consolazione e di gioia per il nostro paese che vive un grande dolore per la tua tragica scoparsa". Per mons. Pelvi, oggi, "il popolo italiano è unito dal senso di umano turbamento di questo momento ma anche dall'ammirazione" per il sacrificio dei parà. "Se uno Stato non è in grado di proteggere da violazioni granvi e continue dei diritti umani e dalle conesguenze delle crisi, la Comunità Internazionale è chiamata a intervenire".

Più avanti nel corso della cerimonia, al momento dello scambio della pace, mentre i famigliari si abbracciavano tra loro, un uomo è riuscito a salire sull'altare e davanti ad un microfono ha iniziato ad urlare ripetutamente lo slogan "Pace subito": le agenzie di stampa riferiscono di una persona non ancora identificata poi allontanata dalla sicurezza.

In cielo, all'uscita dei feretri, l'omaggio delle Frecce Tricolore.


E ieri, per tutto il pomeriggio, è stato un via vai di gente, che ha voluto partecipare al dolore delle famiglie, visitando la camera ardente allestita proprio all'ospedale militare del Celio, dove prima erano state eseguite le autopsie.

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