25/01/2021
06/04/2012

Bossi: colpiti da “Roma padrona”

Il leader del Carroccio cerca di contrattaccare. “Tutto organizzato”. Ma poi ammette “non ho ancora deciso se mi ricandiderò”.

bossiColpito ma non domo. Alla fine del giorno più lungo Umberto Bossi assicura che non scomparirà dall’agone politico. Il giorno dopo le dimissioni da segretario il senatùr espone la sua versione dei fatti. A proposito delle inchieste che stanno colpendo la Lega “A mio parere sa tanto di organizzato, noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, dell'Italia, uno Stato che non riuscirà mai ad essere democratico” attacca Bossi, che aggiunge: “La Lega è pericolosa, perchè  sotto l'occhio non solo di Roma farabutta che ci ha dato questo tipo di magistrati ma anche della militanza, quindi ora bisogna fare le cose giuste che interessano la gente”. 

A proposito delle ipotesi che emergerebbero dall'inchiesta sui fondi distratti dalla tesoreriadel partito in favore della sua famiglia, il senatùr invece spiega : “Mio figlio Renzo mi ha portato le prove che l'automobile  sua e l'ha pagata lui, di questo sono certo perchè l'ho visto coi miei occhi”. Sui sospetti che invece fondi del partito siano stati utilizzati per i lavori alla casa di Gemonio, Bossi liquida la vicenda così: “Quello che si dice sulla casa è falso, hanno sbagliato a rifare un balcone che perdeva acqua e abbiamo chiamato uno della Lega bergamasca che poi non ha mandato la fattura”. 


Le dimissioni mettono la parola fine ad oltre 20 anni alla guida del Carroccio. Al timone  il Consiglio federale mette il triumvirato  Maroni, Calderoli e Dal Lago, due lombardi e una veneta. Con il compito preciso  di traghettare  il movimento verso il congresso d'autunno, che dovrà scegliere il nuovo segretario. Prima, pero', c'e' da affrontare il delicato passaggio elettorale e soprattutto c'e' da  provare a risalire la china. Il nuovo tesoriere, invece, Stefano Stefani fa sapere che la prima cosa che farà è portare gli atti in procura. 


Non è la fine ma l'occasione di un nuovo inizio si affrettano commentano nomi noti della Lega, da Tosi a Salvini.  Maroni, che all'uscita di via Bellerio ha ricevuto insulti pesanti dai militanti pro Bossi, traccia la rotta. Adesso, dice,  bisogna fare pulizia, senza guardare in faccia nessuno, aprendo tutti i cassetti. Ma con Bossi nessuna rottura. Se ti ricandidi ti sostengo gli ha detto ieri al termine del Consiglio federale. “Umberto è l'anima dei Lùmbard -  sostiene l'ex ministro dell'Interno - e non si intende ritirarsi”.

 

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