26/01/2021
22/12/2011

Il 'Salva-Italia'
è legge

Al Senato i sì alla fiducia sulla manovra oggi sono stati 257, cioè 24 in meno rispetto ai 281 voti favorevoli della fiducia al governo dello scorso 17 novembre alla Camera. Dunque il Senato approva e la manovra è diventata legge

Calano i sì al governo di Mario Monti a Palazzo Madama. Rispetto ai 281 voti favorevoli della fiducia al governo dello scorso 17 novembre i sì alla fiducia sulla manovra oggi sono stati 257, cioè 24 in meno. Ai no della Lega vanno aggiunti l'Idv, Svp e Union Valdotaine: oggi se ne sono registrati 41, erano 25. Dunque il Senato approva e la manovra è diventata legge. Ultimi passaggi il Colle per la firma del presidente Napolitano e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

La manovra è un decreto di estrema urgenza che mette in grado l'Italia di affrontare a testa alta la gravissima crisi europea". Parole di Mario Monti pronunciate nel corso della replica in Senato. E ancora: “per superare la crisi dei debiti sovrani è essenziale che tutti guardino con fiducia ai nostri titoli. E' essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp le cui rendite sono oggi elevatissime. Occorre che abbiamo fiducia in noi stessi”.

Fiducia in Monti e nel suo governo non ha di certo il leader della Lega Umberto Bossi “il decreto 'Salva Italia' non salverà l'Italia, anzi la affonderà – ha detto - Il governo mette troppe tasse e soprattutto non sa come creare posti di lavoro. Questo è il problema”.

Invece per il capogruppo del Partito Democratico al Senato Anna Finocchiaro questa è una manovra che “consente di far andare l'Italia a testa alta in Europa, perché dimostra quanto interesse, rigore e lealta' l'Italia stia mettendo per raggiungere obiettivi indispensabili per aiutare se stessa e l'Europa a superare la crisi".

L’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, aveva già parlato ieri al termine del suo lungo incontro con Monti: “se alzerete ancora le tasse si andrà presto al voto” aveva detto, ribadendo inoltre che le decisioni del governo devono essere prese in sintonia con le forze politiche che lo sostengono. Dunque Berlusconi ha fatto  capire che non farà sconti a nessuno. "Se Monti non ci consulta prima di prendere i provvedimenti - ha detto l'ex premier - non ci stiamo più". Berlusconi pretende da Monti un coinvolgimento attivo, ma soprattutto non è più disposto a tollerare nuove strette sul fisco. Minacce o voglia di elezioni? L’ex inquilino di  Palazzo Chigi fa sapere: "Se il governo dovesse procedere su quella strada, aggiunge, si andrà al voto. Siamo noi gli arbitri di questa situazione, lo faremo capire”.

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