26/01/2021
31/05/2011

Il vento cambia?

Questo test amministrativo comunale è troppo limitato per poterne trarre conclusioni nazionali, ma certo le sconfitte patite dal centrodestra a Milano e Napoli (e in moltre altre località), per le dimensioni e il clima nel quale sono avvenute, indicano che qualcosa è cambiato “qualitativamente”. Una sconfitta circoscritta, insomma, ma pesantissima

Le elezioni amministrative spesso anticipano cambiamenti politici nazionali. Accadde con le regionali del 2000 (presidente del Consiglio era D’Alema, che dopo la sconfitta lasciò il testimone ad Amato, senza che questo bastasse a salvare il centrosinistra nel 2001). Accadde nella legislatura successiva, quando fu il centrosinistra, con una serie di vittorie alle comunali e alle regionali, a ricostruire lentamente una maggioranza (anche se risicata) alle politiche del 2006. Questo test amministrativo comunale è troppo limitato per poterne trarre conclusioni nazionali, ma certo le sconfitte patite dal centrodestra a Milano e Napoli (ma anche Trieste, Cagliari, Novara e pure Arcore, per fare qualche altro esempio), per le dimensioni e il clima nel quale sono avvenute, indicano che qualcosa è cambiato “qualitativamente”. Una sconfitta circoscritta, insomma, ma pesantissima.

In primo luogo perché, come si è già ampiamente detto dopo il primo turno, il voto è suonato come una bocciatura personale per Berlusconi: che le aveva trasformate il test nazionale e, a Milano, era intervenuto in prima persona come capolista. In secondo luogo perché arriva in un momento di difficoltà per  la maggioranza, ridotta numericamente dall’uscita dei finiani, tenuta in piedi dall’irrequieto e assai poco affidabile gruppo dei “responsabili”. In terzo luogo perché punisce anche la Lega, che segna il passo ed anzi per la prima volta dopo anni arretra, insieme con l’alleato/concorrente Pdl. Anche la Lega, che puntava a crescere ancora a scapito del Pdl, paga una campagna elettorale dai toni inutilmente aggressivi. La linea ufficiale, quella di Calderoli e Maroni, dice che il governo deve andare avanti, che la squadra non si cambia, ma Salvini, milanese, vicesindaco in pectore scaricato dalla Moratti 24 ore prima del voto, afferma con altrettanta chiarezza che certe polemiche non hanno giovato e che il voto ha punito Berlusconi.  

Difficile che in questo quadro il governo possa puntare al rilancio più volte promesso dal presidente del Consiglio negli ultimi giorni. Più probabile che si apra una fase conflittuale fra Lega e Pdl e che, dentro il partito del presidente del Consiglio, le tensioni riesplodano (Bondi si è appena dimesso da coordinatore del partito). Nel dicembre scorso Berlusconi riuscì, grazie ai transfughi, a ottenere la fiducia e a salvare il governo con tre voti di scarto. Un’operazione che appare oggi più ardua, anche se non è ancora chiaro quale possa essere il percorso alternativo: un governo a guida diversa, un governo di transizione, o un’improvvisa accelerazione verso la fine della legislatura.

Sul versante opposto, Pisapia e De Magistris parlano di “liberazione”, tutte le opposizioni chiedono le dimissioni di Berlusconi, Prodi a sorpresa si presenta al Pantheon per festeggiare col Pd la conquista di Milano e Napoli, dove i vincitori, però, non sono esponenti democratici, ma outsider dell’Idv e di Sel (e Vendola torna a chiedere le primarie). Anche nel centrosinistra si apre insomma una fase nuova. Berlusconi è più debole che mai, la maggioranza è ferita, il governo paralizzato. Ma lo schema delle alleanze non è chiaro. Il voto premia l’Ulivo, cioè l’alleanza Pd-Sel-Idv. Ma l’equidistanza dichiarata dal Terzo Polo ha favorito i candidati della sinistra e ne ha gonfiato ancor più le vele. Insomma resta per il Pd il problema di come conciliare la spinta che viene da sinistra con l’obiettivo di costruire una coalizione più ampia, che tenga dentro le forze di centro e accentui l’isolamento di Berlusconi. Un terreno potrebbe essere la legge elettorale, sulla quale però in troppi sono caduti, nelle ultime due legislature.


di Maurizio Ambrogi
(responsabile redazione interni del Tg3)