25/01/2021
23/10/2010

Quando i "Lodi"
vengono al pettine

"Visto l'esito della discussione svoltasi sulla proposta di legge costituzionale 2180/S e nell'imminenza della conclusione dell'esame referente, ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della Commissione della scelta d'innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il Presidente della Repubblica”

"Visto l'esito della discussione svoltasi sulla proposta di legge costituzionale 2180/S e nell'imminenza della conclusione dell'esame referente, ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della Commissione della scelta d'innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il Presidente della Repubblica”.

Questa le prime righe della lettera che l’inquilino del Quirinale ha fatto giungere al presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini e, per conoscenza, anche ai presidenti di Camera e Senato.
Traduzione: il presidente è contrario all’estensione del cosiddetto “Lodo Alfano” alla massima carica dello Stato.

Il perché lo spiega nella seconda parte della missiva: “Questa previsione non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008. Come già ribadito più volte, è mia intenzione rimanere estraneo nel corso dell'esame al merito di decisioni delle Camere, specialmente allorché - come in questo caso - riguardino proposte d'iniziativa parlamentare e di natura costituzionale. Non posso peraltro fare a meno di rilevare che la decisione assunta dalla Commissione da lei presieduta incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del Presidente della Repubblica riducendone l'indipendenza nell'esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione, che contrasta con la normativa vigente risultante dall'articolo 90 della Costituzione e da una costante prassi costituzionale, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90".

Il destinatario primo della lettera, Carlo Vizzini, ha preferito evitare commenti sui contenuti rimandando tutto alla prossima seduta della Commissione Affari Costituzionali. Il mondo politico invece si è immediatamente messo in moto.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’altra carica che verrebbe “beneficiata” dal Lodo, non ha gradito l’intervento del Quirinale e, secondo il quotidiano La Repubblica, in diverse telefonate avrebbe detto: “Vuol far saltare il lodo, ecco tutto". E giù filato: "Così pensa di mettermi in difficoltà. Ma io l'ho già dichiarato che questa legge non la voglio. E lo ribadisco pure adesso. Addirittura sapete che vi dico? Io sono pure disposto a rinunciarci, ma a patto di avere garanzie, ma che siano le più alte e le più autorevoli, e ci siamo capiti, che la Consulta il 14 dicembre non boccerà il legittimo impedimento. Così io starò tranquillo per un altro anno, e poi si vedrà”.

La replica ufficiale del Pdl era stata diffusa nella serata di ieri. In una nota congiunta, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, avevano dichiarato che le “osservazioni del Colle non troveranno indifferente il nostro gruppo parlamentare che si farà carico di sollecitare la Commissione Affari Costituzionali affinché l'ipotizzata misura dell'autorizzazione parlamentare venga soppressa dalla proposta di legge in discussione".

Interviene nel dibattito anche il presidente della Camera e leader dell’Fli Gianfranco Fini: "Le valutazioni del capo dello Stato sono sempre sagge. Mi auguro che il parlamento tenga conto delle criticità espresse dal capo dello Stato".

Per le opposizioni Pier Ferdinando Casini ritiene "indispensabile farsi carico, nella stesura del testo del Lodo Alfano, delle preoccupazioni istituzionali espresse dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L'Udc agirà con coerenza in questa direzione".

Molto dura come sempre l’Italia dei Valori: "se neanche di fronte alle fondate osservazioni del Quirinale Berlusconi si arrende significa che siamo di fronte a un tentativo di golpe" dichiara il presidente dei senatori, Felice Belisario. Anche per il Pd la maggioranza si deve fermare e ritirare "il mostro giuridico".