26/11/2014
26/03/2012

“Presto libero se le richieste
saranno soddisfatte”

E' quanto ha detto il leader dei maoisti, Sabyasachi Panda, parlando ad alcuni giornalisti locali. "Abbiamo rilasciato uno dei due italiani per ragioni umanitarie. Non possiamo rilasciare l'altro fino a quando non abbiamo la sensazione che il governo dello Stato stia prendendo in seria considerazione le nostre richieste”.

“Presto libero se le richieste saranno soddisfatte” ribadiscono i maoisti che tengono in ostaggio l’italiano Paolo Bosusco all’indomani della liberazione di Claudio Colangelo. E' quanto ha detto il leader dei maoisti, Sabyasachi Panda, parlando ad alcuni giornalisti locali. "Abbiamo rilasciato uno dei due italiani per ragioni umanitarie. Non possiamo rilasciare l'altro fino a quando non abbiamo la sensazione che il governo dello Stato stia prendendo in seria considerazione le nostre richieste”.

Il leader dei maoisti ha poi ribadito che i due italiani avrebbero scattato fotografie a donne indiane seminude. "Non abbiamo commesso alcun errore prendendo in ostaggio i turisti. I nostri valori culturali sono oggi in pericolo", ha spiegato Panda, additando le colpe ai diversi governi che si sono succeduti e che "hanno permesso agli stranieri di scattare le loro fotografie".

Poche ore dopo il suo rilascio, Claudio Colangelo ha raccontato la sua verità in merito a quelle foto: "Sono finito senza colpe in una guerra non mia, preso in ostaggio lungo un fiumiciattolo mentre facevamo il bagno. Ma nessuna foto compromettente, facevamo solo foto ricordo". In un'intervista a Repubblica ha ricostruito le circostanze del rapimento: "Ero là in maniera pacifica, non ho fatto niente di strano, rapirmi è stata una provocazione ingiusta", ha detto.

Il ricercatore medico laziale ha detto di stare bene: "Non ho mai avuto la malaria, è Paolo che ha avuto un attacco, ma limitatissimo", ha precisato. "Semmai abbiamo sofferto il caldo, una cosa veramente pesante. Bevevamo acqua dai fiumi". Ma Colangelo non ha mai avuto paura che finisse male. Sebbene i suoi rapitori, una ventina, fossero armati. “Avevano kalashnikov, pistole, fucili automatici. Erano dieci giorni che ci inciampavamo. I primi giorni i maoisti erano accorti, poi c'erano fucili dappertutto. Sono ragazzi, poverini, c'era persino una ragazzina minorenne. Una cosa tristissima, mi piange il cuore".

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