26/01/2021
18/04/2012

Dossier Maroni

“Attività di spionaggio” forse pagata con i soldi della Lega. “Se dovessi scoprire di essere stato tradito da un presunto amico, non ci saranno sconti per nessuno”, attacca l’ex ministro dell’Interno. Bossi torna in campo in prima persona e in vista delle amministrative riprende i comizi

maroSpy story o telenovela quella della Lega. Gli elementi ci sono tutti. Diamanti, lingotti e un dossier, su Roberto Maroni. Nell’intricato scandalo che sta scuotendo le fondamenta del Carroccio, ogni giorno è un nuovo colpo di scena. L’ultimo riguarda una intervista di 'Panorama' a Francesco Belsito, nella quale l'ex tesoriere della Lega Nord rivela di avere incaricato un detective di indagare sulla vita e gli affari di Roberto Maroni. Un’”attività di spionaggio”,  volta a “screditarlo” denuncia il triumviro del Carroccio. 

Secondo le rivelazioni, gli investigatori pagati da Belsito si sono concentrati su tre barche riconducibili a Maroni. Un catamarano e due motoscafi. Il primo intestato a una società di un presunto prestanome; uno dei motoscafi, invece, sarebbe stato recentemente trasferito in Slovenia. Un fatto “molto grave”, anche perchè ha assicurato l’interessato: “E’ un dossier che io ho visto”, mentre non è ancora arrivato nelle mani dei magistrati milanesi che si occupano dell’inchiesta.

Chi ha avuto modo di incontrare in queste ore l'ex titolare del Viminale lo descrive “infuriato”, ansioso di avere al più presto un chiarimento con l'amico Umberto. “Sia chiaro – minaccia Maroni -  non mi fermerò fino a quando gli eventuali colpevoli non saranno cacciati. Altrimenti me ne andrò via io”. “E pazienza - aggiunge – se dovessi scoprire altre amare verità, se, cioè, dovessi scoprire di essere stato tradito da un presunto amico: non ci saranno sconti per nessuno”. Parole durissime che qualcuno ha letto come rivolte al Senatùr.

L'incontro tra i due dovrebbe avvenire nelle prossime ore,  quasi certamente prima di venerdì sera, quando entrambi parteciperanno a un comizio nel novarese. Nei giorni scorsi, anche durante il Consiglio federale che ha portato all'espulsione di Belsito e Mauro, Maroni si era detto disposto a 'perdonare' chi lo aveva definito “Giuda, traditore”. Ma il dossier confezionato ad arte contro di lui, al quale - si dice - se ne sarebbero aggiunti altri contro deputati a lui vicini, è una ipotesi che trova intollerabile. 

A farlo arrabbiare sarebbe soprattutto la risposta di Belsito alla domanda di Panorama, se Bossi fosse a conoscenza dell'indagine da lui avviata. “Gli ho detto che mi sentivo accerchiato e che stavo cercando di capire alcune cose su Maroni – ha confessato l’ex tesoriere - Se mi ha scoraggiato? In realtà non mi ha detto niente”. 

All’interno della Lega fa discutere intanto la decisione di Bossi di scendere in campo in prima persona in vista delle amministrative. I maroniani, temono che un coinvolgimento diretto del Senatùr, possa nuocere alla campagna elettorale dei candidati sindaci. Il leader del Carroccio domani sera sarà ad Alessandria per sostenere il candidato, Roberto Sarti. Ma a preoccupare i vertici ci sono anche le verifiche degli inquirenti sui diamanti, comprati con i soldi della Lega. Oltre a quella di Rosi Mauro, sui documenti compare anche la firma di Piergiorgio Stiffoni, senatore trevigiano, che faceva parte, con Roberto Castelli, di quel comitato amministrativo che avrebbe dovuto controllare i conti, dopo l'inchiesta sugli investimenti leghisti in Tanzania.

Clicky