29/10/2020
11/04/2011

Berlusconi: “una
perdita di tempo”

"Ho passato una mattinata surreale ai limiti dell'inverosimile, una perdita di tempo paradossale con un dispendio di risorse generali che grida vendetta". Sono le prime parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all'uscita dal Tribunale per il processo Mediatrade

"Ho passato una mattinata surreale ai limiti dell'inverosimile, una perdita di tempo paradossale con un dispendio di risorse generali che grida vendetta". Sono le prime parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all'uscita dal Tribunale per il processo Mediatrade. "Tutto è sul nulla perché non c'é una prova non c'é un documento e una testimonianza di un passaggio di denaro a sostegno delle tesi del pubblico ministero che sono solo frutto della sua fantasia".

Un nuovo show del cavaliere, che si è soffermato a spiegare ai suoi supporter, fuori dal palazzo di giustizia, quello che è accaduto in aula: "Abbiamo sentito alcuni testimoni". E poi ribadisce quanto aveva dichiarato stamattina all'ingresso: "Si tratta di processi incredibili, fatti solo per gettare fango su un avversario".

Il premier si è detto commosso per la partecipazione popolare e snocciola i suoi dati sulla "persecuzione giudiziaria", che lo riguarda. "Secondo i dati che mi hanno fornito, è la 2605ma udienza nei processi in cui sono stato chiamato. Sapete che in 31 processi sono stato assolto (tecnicamente alcuni procedimenti sono caduti in prescrizione per scadenza dei termini. ndr). Ce ne sono ancora 6. Stamani ho sentito dei testi, ne vengo via con un'impressione abbastanza drammatica".

In aula è stata sentita la prima testimone Paola Massia, collaboratrice del produttore statunitense Frank Agrama, citata oggi dal suo difensore come testimone in aula. La donna ha affermato che Berlusconi e Agrama si conoscevano personalmente, “lo so perché li ho visti”, e che ha lavorato con Agrama fino all'86 e per qualche mese dell'87, dichiarando di aver "venduto prodotti anche a Rete Italia" e che trattava con Carlo Bernasconi, manager del gruppo, morto qualche anno fa.

Anche in mattinata, prima di entrare nel palazzo di giustizia, il capo del governo si era fermato a parlare con i cronisti, che gli avevano fatto alcune domande anche sul caso Ruby: "Le ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse, le avevo dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un'amica, che lei avrebbe potuto realizzare se portava un laser per la depilazione, per un importo che a me sembrava di 45mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60mila e io ho dato l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta e portarla anzi nella direzione contraria".

Alla domanda del collega de “La Repubblica”,Giuseppe d'Avanzo che gli chiede perché non abbia reso dichiarazioni ai giudici invece che alla stampa il cavaliere risponde piccato: “senta, signor Stalin lei di che giornale è?” “Repubblica”.  “Ecco, appunto, grazie”.