25/01/2021
31/12/2010

Gli studenti
non ci stanno

Il Presidente della Repubblica ha firmato la legge Gelmini, ma restanp dei punti da chiarire con lo stesso ministro della Pubblica Istruzione. Ma gli studenti non ci stanno e annunciano nuove mobilitazioni

Sì, ma con riserva. Il Presidente della Repubblica ha firmato la legge Gelmini, approvata dal parlamento lo scorso 23 dicembre, ma ci sono dei punti da chiarire con lo stesso ministro della Pubblica Istruzione.

Non sono bastati dunque gli appelli di studenti e docenti, che avevano ottenuto anche un colloquio col capo dello Stato, per chiedere di non sottoscrivere la legge.

Secondo Napolitano però, sono numerosi i nodi intricati della nuova riforma di scuola e università: comma contraddittorio, da sopprimere, sul ruolo di professore aggregato, poca coerenza nel riservare borse di studio su base territoriale, "dubbia ragionevolezza" nel vincolare i contratti di insegnamento in base al reddito degli aspiranti e altre formulazioni equivoche.

Per questi motivi l’inquilino del Colle ha inviato una missiva al premier Berlusconi chiedendo di apportare le correzioni necessarie e per attuare in tempi brevi i richiami contenuti negli ordini del giorno approvati, e che contengono "precise indicazioni anche integrative, sul piano dei contenuti e delle risorse".

Secondo il ministro dell'Istruzione Gelmini le osservazioni del presidente della Repubblica non costituiscono una critica di sostanza alla sua riforma.

Mentre a tuonare ancora una volta contro la nuova legge sono gli studenti, che negli ultimi mesi hanno dato battaglia, con mobilitazioni in tutta Italia. "Non siamo sorpresi - commentano gli studenti di Link-Coordinamento Universitario - Il presidente Napolitano ci ha ricevuti e ascoltati con rispetto, ma non ci aspettavamo che fosse lui a dare battaglia al posto nostro. A bloccare la riforma Gelmini dovranno essere gli studenti, i dottorandi, i precari, i ricercatori, i tecnici amministrativi, tutti coloro che vivono sulla propria pelle la schiavitù della precarietà e il furto di futuro operato da questa riforma".

Poi gli studenti aggiungono: "chiediamo fin da subito a tutti i rettori di disobbedire, e su questo daremo battaglia. Costruiremo proposte di statuti universitari in grado di bloccare la riforma e cambiare l'università dal basso".