25/01/2021
03/02/2011

Si vota
anzi no

Il pareggio 15 a 15 in commissione bicamerale sul federalismo equivale ad un no. La Lega che aveva minacciato elezioni anticipate nel giro di poche ore ha già cambiato idea. Dopo il voto, Bossi e Tremonti sono stati convocati a palazzo Grazioli dal presidente del Consiglio, che li ha convinti a virare verso un nuovo accordo per tenere in piedi il governo

Il pareggio 15 a 15 in commissione bicamerale sul federalismo equivale ad un no. La Lega che aveva minacciato elezioni anticipate nel giro di poche ore ha già cambiato idea. Dopo il voto, Bossi e Tremonti sono stati convocati a palazzo Grazioli dal presidente del Consiglio, che li ha convinti a virare verso un nuovo accordo per tenere in piedi il governo.

Al termine del summit Denis Verdini, coordinatore del Pdl, annuncia: "Il governo va avanti". E anche Umberto Bossi esclude il voto: "Non si va alle elezioni".

Immediata la reazione del Pd, che ha chiesto di andare immediatamente alle urne. "Un vero federalismo è necessario e possibile. Quello che è stato respinto era un pasticcio. Adesso, ci si fermi. Non ci sono le condizioni né giuridiche, né politiche per andare avanti. Berlusconi e Bossi prendano atto della situazione". E’ quanto afferma Pier Luigi Bersani.

Per il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro "Il voto di oggi certifica l'inesistenza di una maggioranza in Parlamento. Bisogna restituire la parola ai cittadini e tornare alle urne".

Per il Terzo polo la "vittoriosa macchina" del federalismo leghista si è inceppata. Il governo si "deve fermare" perché è a un bivio: il parere al federalismo municipale è "respinto" quindi o emana il vecchio testo del 4 agosto o ricomincia l'iter da capo.