17/10/2018
31/08/2012

Morto il cardinale del dialogo

MILANO – Il prelato, malato terminale, aveva detto al suo medico di rifiutare l'accanimento terapeutico. Aveva 85 anni e per 23 aveva guidato l'arcidiocesi di Milano. Benedetto XVI ha seguito le sue condizioni fino all'ultimo

martiniE' morto il cardinale Carlo Maria Martini, aveva 85 anni.  A comunicarlo è stato l’arcivescovo di Milano Angelo Scola. La Chiesa perde un grande maestro di fede e di vita, un simbolo vivente del dialogo a oltranza, un pastore che sapeva e amava ragionare anche con i non credenti. Da biblista, è lui che tracciò la strada di Giovanni Paolo II verso la Sinagoga di Roma. 

Nato a Torino il 15 febbraio 1927 entra nella compagnia di Gesù a 17 anni e studia filosofia e teologia. Nel 1952 viene ordinato sacerdote a Chieri in provincia di Torino. Nel 1958 alla Gregoriana si laurea in teologia fondamentale. Papa Giovanni Paolo II, lo nomina nel 1979 alla cattedra episcopale di Milano e nell’83 diventa cardinale. Nel 2002 il pontefice accetta le sue dimissioni per raggiunti limiti di età. Il progetto di Martini è riprendere gli studi biblici vivendo prevalentemente a Gerusalemme. E così fa. Nel 2005 come cardinale elettore, torna a Roma per il conclave che elegge papa Ratzinger, ed è lui stesso indicato da media e osservatori come uno dei papabili.

Martini affrontava senza reticenza tutti i temi più controversi. Sull'aborto diceva: va rispettata ogni persona che, dopo molta riflessione e sofferenza, segue la sua coscienza, anche se decide per qualcosa che non mi sento di approvare.  Era contrario all'accanimento terapeutico, e lo ribadì anche in occasione del caso Welby: non si vuole procurare la morte, osservò, si accetta di non poterla impedire. Martini considerava tutte le questioni che riguardano la nascita e il fine vita come zone di frontiera o zone grigie, dove non è subito evidente quale sia il vero bene. E aggiungeva: la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sè il principio primo e assoluto: sopra di esso sta quello della dignità umana. 

Invitava la chiesa a non emarginare i divorziati, a non opporsi alle unioni civili, anche quelle tra omosessuali, a riflettere sul celibato dei preti e sul sacerdozio precluso alle donne. Insomma a  confrontarsi con l'evoluzione della società umana. Quali sono i peccati più gravi del nostro tempo? ingiustizia e diseguaglianza, rispondeva il cardinale, che durante i venti anni trascorsi alla guida dell'arcidiocesi di Milano fece della sua chiesa una potente macchina della carità.  In quegli anni lanciò anche  i corsi di formazione all'impegno sociale e politico, e poi diede vita a una serie di incontri che definì “cattedra dei non credenti”, indirizzati a persone che non conoscono la fede. 

Troppo autorevole per essere zittito, troppo moderno per essere ascoltato dalle gerarchie vaticane.In questo, Benedetto XVI lo ha seguito, aprendo due anni fa il “cortile dei gentili” per un dialogo permanente con gli agnostici. Martini detestava ogni residuo retaggio del potere temporale della chiesa. bisogna riconoscere con serenità, diceva, che siamo diventati un piccolo gregge, in apparenza più modesto ma necessario per il bene di tutti, siamo il lievito della società, piccolo seme di nuovi germogli. Di semi ne ha sparsi tanti, Martini, nella sua lunga vita consacrata: qualche germoglio si è già visto, altri arriveranno, con i tempi che saprà darsi la chiesa.

Da tempo era malato di Parkinson e stamani il suo medico aveva detto che era "entrato in fase terminale".  "Dopo un'ultima crisi, cominciata a metà agosto, non è più stato in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all'ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico", ha detto il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni lo aveva in cura.