21/11/2019
04/12/2012

Napolitano firma il decreto salva-Ilva. L'azienda chiede il dissequestro

POLITICA - Il testo prevede che il ministro dell'Ambiente possa "autorizzare, in sede di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale, la prosecuzione dell'attività produttiva per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi". Si apre un conflitto tra poteri dello Stato. "E' opportuno che noi non ci pronunciamo. La questione è complicata", ha detto il procuratore di Taranto

Sì al decreto salva-Ilva. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto legge trasmesso dalla presidenza del Consiglio con le "disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale", che consente allo stabilimento Ilva di Taranto di continuare a produrre con uno stretto monitoraggio sulle emissioni nocive.

Il testo prevede che il ministro dell'Ambiente possa "autorizzare, in sede di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale, la prosecuzione dell'attività produttiva per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi". L'indicazione temporale è una novità rispetto al decreto legge del governo in cui non si faceva riferimento a scadenze.

Secondo il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, si rafforzano le norme per imporre il risanamento ambientale alle industrie più inquinanti, estendendo il "modello Ilva" a tutti i casi di emergenza ecologica e sanitaria, come prevede il testo finale del decreto "salva-Taranto" firmato dal presidente della Repubblica. Inoltre, per il ministro Clini il provvedimento del governo non riguarderebbe soltanto l'Ilva, ma si "estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l'adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza, e "rappresenta - osserva Clini - non solo una risposta responsabile all'emergenza innescata dalla situazione dell'Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica".

Ma il conflitto tra poteri dello Stato si è già aperto. "E' opportuno che noi non ci pronunciamo. La questione è complicata", ha detto il procuratore di Taranto, Franco Sebastio. La procura ionica sta valutando due strade: chiedere al giudice che sia proposta una questione di legittimità costituzionale del decreto legge o sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto. L'occasione potrebbe essere l'udienza del 6 dicembre prossimo dinanzi al tribunale del Riesame sulla richiesta dell'Ilva di dissequestrare il prodotto finito e semilavorato giacente sulle banchine del porto, al quale sono stati posti i sigilli il 26 novembre scorso. 

A Taranto non tutti plaudono al decreto. E' un "decreto legge illegale che richiede all'Ilva di adottare le disposizioni di un aggiornamento illegale di un'Aia illegale", sottolinea in una nota il Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti. "Attuare l'Autorizzazione Integrata Ambientale - aggiunge il Comitato - non dimostrerebbe che la situazione di pericolosità degli impianti sia venuta meno. Per questo motivo non è possibile continuare da subito l'attività produttiva ma è necessario prima realizzare gli interventi di adeguamento degli impianti indispensabili per garantire la tutela dell'incolumità dei lavoratori e della popolazione locale e l'interruzione dell'attività criminosa per la quale proprietà e management dell'Ilva sono agli arresti". "Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti - prosegue la nota - coglie l'occasione per ribadire che lavoro, salute, reddito e ambiente sono diritti imprescindibili dalla macchina capitalistica di Stato che sta permettendo un'eccezione alla costituzionalità per ragioni puramente economiche e monetarie". I liberi e pensanti invitano "tutta la cittadinanza a partecipare alla manifestazione per una Taranto libera che si terrà sabato 15 dicembre nelle strade della città". "Partecipiamo tutti - conclude il Comitato - alle scelte del nostro futuro".

Intanto i legali dell'Ilva hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale chiedono l'esecuzione di quanto contenuto nel decreto legge entrato in vigore ieri, consentendo all'azienda di rientrare in possesso degli impianti sequestrati. L'Ilva ha rinunciato all'istanza di dissequestro del prodotto finito e semi lavorato, istanza che doveva essere discussa dinanzi al tribunale del Riesame il 6 dicembre prossimo. La rinuncia è stata depositata dal'avvocato Egidio Albanese contestualmente al deposito in Procura di una istanza per l'attuazione del decreto legge firmato ieri.