26/01/2021
13/12/2010

La lunga giornata
del Governo

La lunga giornata del governo non si è ancora conclusa. L'ultima chiamata arriva dal presidente della Camera Gianfranco Fini e dagli esponenti del Fli, per scongiurare la rottura definitiva. Ma la risposta del premier non si fa attendere: "non mi dimetto”

La lunga giornata del governo non si è ancora conclusa. L'ultima chiamata arriva dal presidente della Camera Gianfranco Fini e dagli esponenti del Fli, per scongiurare la rottura definitiva. Ma la risposta del premier non si fa attendere: "non mi dimetto”.
I finiani avevano avanzato una nuova proposta: se Berlusconi si fosse dimesso senza passare al voto di fiducia alla Camera si sarebbero astenuti dal voto di fiducia al Senato, aprendo, in cambio, ad un Berlusconi bis con dentro i moderati.
Una sorta di ultimatum per il presidente del Consiglio, che arrivava dalle colombe del   Fli, Moffa e Urso, che avevano incontrato il sottosegretario alla presidenza Letta e lo  stesso Berlusconi.
Ma il leader del Carroccio e alleato di Berlusconi aveva fatto sapere che la proposta dei finiani era tardiva e che quindi domani si sarebbe comunque andati in aula. Bossi aveva anche dichiarato di voler chiudere ai moderati e in particolare a Casini e all'Udc.
 
Intanto alla Camera i deputati stanno discutendo le due mozioni di sfiducia, presentate da Pd-Idv e Fli-Udc-Api.
"E' il suo tempo, il tempo del centrodestra berlusconiano che finisce qui. Ma è il Paese che per fortuna non finisce qui", ha detto il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, intervenendo in aula alla Camera per illustrare la mozione di sfiducia al governo presentata dal Pd e dall'IdV. “Siamo in presenza - ha sottolineato Letta – “di una crisi infinita del governo che finalmente arriva in parlamento".

Al centrista Ferdinando Adornato è toccato illustrare la sfiducia al governo del cosiddetto terzo polo composto da Fli, Udc, Mpa e Api: "Le chiediamo, presidente, per una volta di non sentirsi l'unto del signore ma il cittadino Berlusconi e di dimettersi".
Adornato ha posto l'accento sulla divisione interna al Pdl. "Per garantire l'unità del partito - ha detto - bastava garantire la democrazia interna. Chi non è capace di tenere unito il partito può essere capace di unire il Parlamento? Noi diciamo di no. Noi non pensiamo che tutti i guai dell'Italia si chiamino Silvio Berlusconi. Pensiamo che Berlusconi non si stia più occupando dei problemi dell'Italia. Di fronte alla crisi servirebbe una politica di rilancio e un governo solido con un'ampia base parlamentare". Ma una svolta politica, ha concluso Adornato "passa per le sue dimensioni".