25/01/2021
06/03/2011

La sfida
di Fini

Il presidente della Camera: “Vogliamo far comprendere che siamo un’altra cosa rispetto all’attuale centrodestra, con un’altra idea dell’Italia anche rispetto al centrosinistra”

Più base e meno giochi di Palazzo. Paletti a sinistra e stop all'antiberlusconismo. Sono questi i tre punti chiave del Fini-pensiero per affrontare la 'traversata del deserto' che aspetta Futuro e Libertà dopo lo spartiacque del 14 dicembre e l'amarezza delle defezioni che hanno determinato la scomparsa del gruppo finiano al Senato.

Nel suo intervento Gianfranco Fini ha sottolineato che «essere un altro centrodestra non significa non essere alternativi alla sinistra, una sinistra che in questi anni è stata incapace di mettere in campo suggestioni in grado di appassionare e far partecipare gli italiani». Il limite della  maggioranza e dell’attuale sinistra, ha proseguito Fini, è rappresentato “dall’assenza di una politica riformatrice”, una lacuna che accomuna i due schieramenti. “Siamo in presenza di uno scontro di assetti conservatori - ha sottolineato il leader futurista-  non nel nobile senso britannico, ma nel senso deteriore di coloro che non vogliono cambiare nulla, perchè il cambiamento comporta dei rischi, comporta la messa in discussione di rendite acquisite”.

E questo stallo produce nell’analisi finiana, “un’Italia ferma” a cui nè l’asse Berlusconi-Bossi nè la sinistra sembrano in grado di imprimere una svolta. Nel suo intervento Fini, che è apparso più volte pronto a chiamare in causa le responsabilità della sinistra oltre che quelle della maggioranza rispetto alla crisi politico-sociale del Paese, ha addebitato inoltre alla sinistra il fatto che “sembra alzare solo la bandiera contro Berlusconi perchè ha governato male” mentre il problema reale è che dalla politica di oggi non parte alcun messaggio “per l’Italia di domani”.