25/01/2021
12/10/2011

Napolitano: “il governo dica se può governare”

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede al governo se la sua maggioranza può garantire gli adempimenti necessari. Il presidente del Consiglio parlerà alla Camera. Secondo il capogruppo del Pdl al Senato Gasparri il cavaliere chiederà la fiducia che dovrebbe essere votata domani

“Il governo dica se può governare”. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una nota diffusa dal Quirinale, chiede al governo se la sua maggioranza può garantire gli adempimenti necessari. "La questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l'apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l'insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei".

I riflessi istituzionali derivanti dalla battuta d’arresto di ieri alla Camera non potevano sfuggire al Quirinale. "Ho finora sempre preso imparzialmente atto – dice Napolitano nella nota - della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza che attraverso reiterati voti di fiducia ha confermato il suo appoggio all'attuale esecutivo. Ma la mancata approvazione, da parte della Camera, dell'articolo 1 del Rendiconto Generale dell'Amministrazione dello Stato, e, negli ultimi tempi, l'innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell'adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire”.

Il presidente del Consiglio, dal canto suo, oggi alle 13 parlerà alla Camera. Secondo il capogruppo del Pdl al Senato Gasparri il cavaliere chiederà la fiducia che dovrebbe essere votata domani. Insomma si va all’ennesima prova di forza mentre il Paese soffre ogni giorno di più l’aggravarsi della crisi economica.

Secondo le opposizioni, la mancata approvazione dell'articolo 1 del rendiconto generale è un fatto così grave da richiedere le dimissioni del governo come già avvenne in un caso analogo nel 1988. L’allora presidente del Consiglio, il democristiano Giovanni Goria, non esitò un momento a presentare le sue dimissioni al capo dello Stato.

Nel centro-destra, invece, si parla di un "incidente tecnico" e si respinge l'idea di un agguato ordito ai danni del governo da parte dei dissidenti interni che vogliono spingere Berlusconi a un cambio di rotta.

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