25/01/2021
07/05/2011

Rimpasto di governo
Alt dal Quirinale

Napolitano chiede che le Camere si esprimano sulle nuove nomine di Berlusconi. Il Capo dello Stato rileva che i nuovi esponenti dell’Esecutivo provengono da gruppi diversi da quelli espressi dalla coalizione del 2008

napoE’ braccio di ferro fra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica chiede una verifica parlamentare dopo l'ingresso di nove sottosegretari provenienti da nuovi gruppi parlamentari. Il capo del Governo, tramite una nota dei capigruppo Pdl, replica che l'esecutivo ha già ottenuto diversi voti di fiducia e che la rimodulazione della squadra è avvenuta nel pieno rispetto delle prerogative di Camere e Capo dello Stato.

Posizioni diametralmente opposte che rivelano come la temperatura con il Quirinale sia tornata alta anche se in ambienti di governo si spiega che non c’è nessuna intenzione di alimentare contrapposizioni ma solo di chiarire la situazione. Con un punto fermo: l' Esecutivo, con l'attuale maggioranza, ha già passato una verifica parlamentare con la fiducia del 14 dicembre e con successive fiducie che non lasciano ombra di dubbio sulla pienezza delle funzioni dell'attuale squadra.

Il monito del Colle arriva nel tardo pomeriggio. In una nota, il Quirinale dapprima informa che il presidente della Repubblica “ha proceduto alla firma dei decreti di nomina” dei nuovi esponenti dell'esecutivo, sottolineando però che la “scelta rientra nella esclusiva responsabilità del presidente del Consiglio”. Un modo per prendere le distanze dalle nomine del premier. Il Capo dello Stato, prosegue la nota, “ha in pari tempo rilevato che sono entrati a far parte del Governo esponenti di gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche”.  Per questo, conclude il Colle, “spetta ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il governo”.

La replica di Berlusconi non si fa attendere. Un nuovo voto di fiducia non è assolutamente necessario. La linea dettata dal premier, infatti, è perentoria. Stavolta spiega un fedelissimo che dice di aver parlato con un Berlusconi “sorpreso” e “furibondo”, “non cediamo, al voto non ci andiamo”. Quella di Napolitano, aggiunge un altro dirigente del Pdl è una “posizione politica” che “va oltre le sue prerogative”.

Unico a reputare “assolutamente corretto” il rilievo di Napolitano è Osvaldo Napoli, fedelissimo del premier. Ma lo fa per sottolineare come nelle sue parole vi sia la “presa d'atto”, che in questo parlamento “non dovrebbe esserci spazio per maggioranze diverse da quelle uscite dalle urne”. Di numeri e complicate alchimie regolamentari Umberto Bossi sembra non occuparsi e liquida la vicenda osservando che “il premier ha la competenza per nominare i sottosegretari e la legge dice che può farlo. Perchè, allora, si dovrebbe passare dal parlamento?. Compatte invece con Napolitano le opposizioni, denunciando, come fa Italo Bocchino il governo “ribaltoni sta”, mentre Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, sottolinea come il colle “nella sua puntualità “, abbia “indicato una strada”.