25/01/2021
12/06/2009

Intercettazioni
"Esaminerò il testo"

Prenderò le decisioni che mi competono. Così Napolitano sulla controversa legge sulle intercettazioni. Le critiche di magistrati giornalisti ed editori

Il Ddl sulle intercettazioni approvato ieri alla Camera ora passa al Senato. Vibranti proteste dell'Associazionale Nazionale Magistrati che ha parlato di "giustizia con le mani legate". Contrari il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso e Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto dell'antimafia di Palermo. E nel clima di scontro sul provvedimento in serata il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia: "Mi riservo di esaminare il testo approvato e di seguire l'iter che avrà in Parlamento, per prendere poi le decisioni che mi competono. Certo, ci sono molte cose da difendere e molte cose da rinnovare".

Ecco cosa prevede la legge.

AMMESSE SOLO PER ALCUNI REATI. Le intercettazioni saranno possibili solo per delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o la reclusione superiore nel massimo a cinque anni, per i delitti contro la Pubblica amministrazione, per quelli riguardanti la droga, il contrabbando, le armi e gli esplosivi, l’ingiuria, la minaccia, l’usura, l’insider trading, l’aggiotaggio, la molestia anche telefonica, la diffusione di materiale pedopornografico.

LIMITI DI TEMPO ED "EVIDENTI INDIZI DI COLPEVOLEZZA". Le intercettazioni saranno autorizzate solo in presenza di "evidenti indizi di colpevolezza" e potranno durare al massimo 60 giorni (trenta giorni più due proroghe da quindici). Le intercettazioni ambientali saranno consentite solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi dove sono disposte si stia svolgendo l'attività criminosa. La disciplina prevista dal ddl del governo vale non solo per le intercettazioni telefoniche ma anche per altre forme di telecomunicazione e per le riprese video.

MAFIA E TERRORISMO. Diversa la disciplina quando si indaga per mafia, terrorismo e reati gravissimi quali riduzione in schiavitù, tratta di persone, sequestro di persona per rapina o estorsione, contrabbando, traffico di stupefacenti: l’autorizzazione a disporre le intercettazioni è data se vi sono «sufficienti indizi di colpa»

TETTO DI SPESA. Sarà previsto un tetto di spesa stabilito dal ministero della Giustizia, sentito il Csm. Entro il 31 marzo ogni procuratore trasmetterà al Ministero una relazione sulle spese per le intercettazioni dell'anno precedente

NESSUNA NOTIZIA FINO ALLA CONCLUSIONE DELLE INDAGINI. "E' vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto o del relativo contenuto di atti di indagine preliminare nonche' di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste piu' il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell'udienza preliminare". Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai processi penali loro affidati.

SANZIONI. È in ogni caso vietata la pubblicazione, anche parziale e per riassunto, degli atti e delle trascrizioni di conversazioni di cui e' stata ordinata la distruzione. Per questo reato il pubblico ufficiale rischia il carcere da uno a cinque anni. Gli editori dei giornali che violeranno il divieto di pubblicazione saranno puniti con multe fino a 465mila euro. Per i giornalisti invece che infrangono il divieto, il provvedimento prevede l’arresto fino a 30 giorni o l’ammenda fino a 5mila euro oppure fino a 10mila se si tratta di intercettazioni.

 

Editori e giornalisti si mobilitano insieme contro il disegno di legge Alfano
Appello congiunto Fnsi-Fieg al Parlamento: "Dovere d'informare, diritto di sapere"

     
IL TESTO
Quella del voto alla Camera sul “d.d.l. Alfano”, e' una brutta notizia per l'informazione, la sua autonomia, il suo valore non meramente materiale. La FIEG e la FNSI si uniscono ancora per rinnovare al Parlamento, ora in particolare al Senato, e a tutte le forze politiche l’appello ad scongiurare l’introduzione nel nostro ordinamento di limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e di sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori
Le previsioni del ddl approvato oggi con ricorso al voto di fiducia violano il fondamentale diritto della libertà d’informazione, garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Gli editori e i giornalisti concordano sulla necessità che sia tutelata la riservatezza delle persone, soprattutto se estranee alle indagini, ma non possono accettare interventi che nulla hanno a che vedere con tale esigenza e che porterebbero ad un risultato abnorme e sproporzionato: limitare, e in taluni casi impedire del tutto, la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative.
Allo stesso effetto di limitazione della libertà di informazione portano le previsioni del disegno di legge che introducono anche sanzioni detentive nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico degli editori, che verrebbe ad aggiungersi in modo confuso a quella del direttore di giornale.
È necessario salvaguardare il diritto di cronaca e di libera informazione, tutelare la funzione della stampa e del giornalista, assicurare il diritto dei cittadini a sapere.
Gli editori e i giornalisti italiani rivolgono un appello estremo al Parlamento, alle forze politiche e sociali e all’opinione pubblica affinché vengano introdotte dal Senato nel ddl Alfano, su questi decisivi aspetti, le correzioni necessarie alla tutela di valori essenziali per la democrazia, espungendo le norme contrarie al dovere di informare e al diritto di sapere.

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