13/12/2019
16/04/2013

Usa sotto shock
Obama: codardo atto di terrorismo

BOSTON (USA) - L'America si sveglia con ancora negli occhi le immagini terribili dell'attentato che ha causato tre vittime e oltre 130 feriti. Barack Obama dice "Andremo fino in fondo, chiunque sia stato lo prenderemo". Si seguono tutte le piste da quella del terrorismo internazionale di matrice islamica a quella interna

''Non sappiamo ancora chi ha
organizzato l'attentato, e perché lo ha fatto''. Lo ha ammesso il
presidente americano Barack Obama parlando il giorno dopo le due esplosioni alla maratona di Boston, un attentato terroristico in cui sono rimaste uccise tre persone fra cui un bimbo di otto anni.
''Sappiamo che sono esplose delle bombe, che hanno provocato gravi danni, non sappiamo chi lo ha fatto, non sappiamo se e' stata un'organizzazione o un individuo, o più individui'', ha affermato Obama assicurando che mano a mano che l'Fbi raccoglierà più informazioni saranno messe a disposizione degli americani.


È alle sedici e dieci ora locale che la festa cede il posto all'orrore. Boston, vecchia e gloriosa città culla della rivoluzione americana, celebra i suoi patrioti con la consueta maratona che ha preso il via da quattro ore. Molti corridori hanno già oltrepassato il traguardo e in attimo l'America ripiomba nell'incubo terrorismo.


Il boato assordante di una prima esplosione, cancella l'esultanza delle migliaia di spettatori, qualche secondo dopo un'altra deflagrazione, ma le grida di orrore hanno già preso il sopravvento, la storica giornata di Boston è già, e per sempre, trasformata in un giorno di lutto. Due bombe artigianali, imbottite di pezzi di vetro e metallo, probabilmente piazzate nei cassonetti dell'immondizia. L'onda d'urto scaraventa i partecipanti in mezzo alla strada, altri rimangono intrappolati sotto le transenne. In lacrime c'é chi racconta di braccia e gambe sparse sull'asfalto, le bombe, esplose quasi raso marciapiede, hanno colpito soprattutto agli arti inferiori.

Caos, grida, macerie e sangue, decine di veicoli della polizia accorrono sul posto, viene requisita la tenda che accoglie i maratoneti, per prestare i primi soccorsi, ma nonostante l'atrocità di quanto appena accaduto, nessuno è rimasto le mani in mano. C'è chi offre la sua cintura per fermare le emorragie, chi assiste come può il suo vicino ferito. Si contano i primi morti, tre, tra cui un bambino di otto anni, centinaia i feriti, molti destinati all'amputazione degli arti. Vengono scoperti altri tre ordigni inesplosi, un incendio divampa alla biblioteca presidenziale John Kennedy, ma non c'è tempo di verificare se vi è un nesso con l'attentato (più tardi verrà escluso). 

Che si tratti di attentato c'è dubbio, di quale matrice però nessuno lo dice ancora. Stato di allerta a Washington, New York ed altre grandi città, ma tutta l'America si unisce ora a Boston, il ricordo terribile dell'11 settembre non è mai svanito, ma è con fierezza che ognuno dice “non ci lasceremo abbattere”.