20/03/2019
31/12/2018

Internet salva le micro scuole. 12 mila gli istituti sparsi tra montagne e isole

Webcam, progetti a distanza. Ecco il manuale per sopravvivere all’isolamento e a possibili chiusure




Per arrivare nella scuola più piccola d’Europa ci sono 357 scalini da fare ogni giorno e l’unica maestra fa tutto da sola insieme ai suoi tre alunni. Parliamo della scuola di Alicudi una delle isole dell’arcipelago delle Eolie. Un’Istituto senza aule, né sezioni e non è certo l’unico caso in Italia.

Ci sono anche i sei scolari di Capraia e i tre di Lipari, i cinque di Montegallo (Ap); la manciata di alunni a Gemona del Friuli. Sono gli alunni delle Piccole Scuole d’Italia che contano in tutto un milione di studenti, il 10% del totale. Istituti che convivono con il segno meno: meno alunni, meno classi e il rischio di venir falcidiati da ridimensionamenti che portano alle famiglie disagi e viaggi chilometrici.

Sono luoghi dove a scandire il tempo delle lezioni sono le condizioni del mare, le piogge o il calo delle nascite che si registra ovunque.

È una fetta importante d’Italia: un arcipelago di 12 mila micro scuole sparse tra montagne, isole e zone difficili. Scuole che vivono grazie a didattiche nuove, volte a mantenere un presidio educativo e culturale per contrastare il fenomeno dello spopolamento.

Da anni l’Indire (Istituto di innovazione e ricerca del ministero) promuove queste piccole scuole che sperimentano modalità di lavoro comuni, guidate dalle tecnologie. Grazie a internet e a sistemi di videoconferenza, sono riuscite a superare l’isolamento collegando tra loro  classi con pochi alunni e sviluppando nuovi percorsi formativi.

Il web fu per esempio fondamentale nel caso di Marettimo quando,diversi anni fa, fu scongiurata la chiusura della scuola, con un’unica bambina, grazie a una lavagna elettronica con webcam collegata a un istituto di Firenze. L’alunna riuscì a studiare a distanza tutte le materie, comprese musica e spagnolo, superando brillantemente gli esami via iPad.

Grazie alle tecnologie tante micro scuole possono mettere insieme studenti d’età e livelli differenti, mandando in network informazioni, ricerche e compiti in classe in cartelle condivise o dialogando con coetanei lontani.

Lo fanno anche nelle primarie di Anzano del Parco e Alserio (Co). Scambiano lezioni e cultura italiana con una piccola scuola di Lussinpiccolo, in Croazia.

A Favignana isola delle Egadi sempre in Sicilia, dagli inizi del 2000, con fondi Europei,  hanno acquistato lavagne interattive e computer all’avanguardia e ogni alunno ha un tablet. Dotazioni degne di una sede universitaria, essenziali però per far lezione online, soprattutto se i docenti non possono arrivare a scuola dalla terraferma quando il mare grosso impedisce agli aliscafi di attraccare, come ogni tanto succede a Panarea, Alicudi, Filicudi.

Le storie delle Piccole Scuole sono tante e diverse: non c’è un modello comune. Supporto tecnologico ed esperienze sono raccolti nel “Manifesto delle piccole scuole” dell’Indire che aiuta a diffondere pratiche comuni: così, oltre 150 scuole italiane hanno cambiato il calendario insegnando per i primi quattro mesi solamente 4 materie e le altre 4 nella parte finale dell’anno scolastico.

L’idea portante è  quella di costruire una rete di relazioni didattiche, di opportunità di lavoro con altri. Insegnamenti che non sono destinati a sostituire la prassi consueta, ma che diventano complementari alle lezioni tradizionali offrendo il vantaggio di ottimizzare risorse e servizi professionali e consentendo maggiori opportunità di interazione tra tra docenti e studenti.