23/02/2012
15/06/2011

Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

Roberto Recchioni, al crocevia con l'Inferno
Stare dalla parte di Asso Merrill, perché Chris Chambers è già morto
( -secondo incrocio-)



Parte di tavola tratta da "Lone Wolf and Cub" di Kazuo Koike e Goseki Kojima.
Ergersi nel mezzo del Meifumado


 

Dal blog di Roberto Recchioni, "Dalla parte di Asso", post del 25.1.10:

"(...) Quello che rimpiango di alcuni vecchi videogiochi, in particolare quelli dell'Atari VCS, era la capacità evocativa che esercitavano su di me. (...)

Vi sembrerà ridicolo ma sono pronto a credere che il motivo per cui oggi faccio questo mestiere dipenda in larga parte dalle suggestioni che questi giochi, e altri come questi, mi hanno suggerito. E alle domande che mi hanno fatto porre.
E anche una certa predilezione per le trame minimali e i personaggi ridotti a gusci vuoti, meri vettori dell'azione e via dicendo."

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Dal blog di Roberto Recchioni, "Dalla parte di Asso", post del 15.9.10

"(...) La dittatura dei personaggi, in Italia, continua a farla da padrone.
Specie se si parla di fumetti.
QUI trovate il concorso organizzato da Xl e Romics per decretare il miglior personaggio fumettistico dell'anno.
Iniziative del genere si fanno anche per altri linguaggi, solo che in genere si vota per l'autore o l'opera... nel fumetto no, si vota per il pupazzo. (...)"



Arrivati la secondo incrocio della strada per l'Inferno, ci troviamo di fronte al bivio, se analizzare e parlare dell'autore, o soffermarsi sui suoi personaggi e sulle sue storie.  
Parliamo di pupazzi, ridotti a gusci vuoti, meri vettori di trame minimali, o seguiamo l'autore e le sue opere?
Traendo un vaticinio dalle parole dello stesso Recchioni, come fossero un volo di uccelli, prendiamo la strada dell'autore.

(al contempo, una indicazione per tutti:  in edicola trovate l'ultimo numero di John Doe, e in qualunque libreria gli adattamenti de Le Cronache del mondo emerso, fissi da un paio di anni al primo posto della classifica di vendita dei fumetti della  IBS).

Quindi l'autore Recchioni, dicevamo. Per conoscerlo meglio, potreste tentare il contatto fisico diretto, ma per quello vi consigliamo di essere una procace e interessante fanciulla.

Oppure sfruttare la seconda cosa che gli riesce meglio nella vita, ovvero lo scrivere, e farsi raccontare l' "autore Recchioni" da Recchioni stesso, su Skype,  come abbiamo fatto noi.


Roberto Recchioni: Io sono del '74,  faccio parte della prima generazione che ha smesso di giocare per strada, per starsene chiusa in casa, davanti alla TV e ai videogiochi.


Ero un ragazzino malato: significa che la vita, per larga parte, l'ho vista alla finestra, e per la strada dovevo puntare sulla parola, più che sul fisico, per sopravvivere.

Ero sempre l'ultimo a venire scelto quando si facevano le squadre; diventare bravo a chiacchiere, diventare uno in grado di farti a pezzi solo a parole, scoprire il potere e i traguardi che si possono raggiungere con la dominazione del linguaggio, è stato fondamentale, per me.


L'affermazione lavorativa, per anni, è stata una vera ossessione, non mi sono mai lasciato scelte:  ho mollato l'università e se non avessi avuto successo nel fare quello che faccio, oggi non saprei come campare, anche perché, non so fare nient'altro.


Sono nato autorialmente come disegnatore prima che come sceneggiatore.  Ho iniziato con Dark Side, ho proseguito con i due numeri di Battaglia per lo Star Shop e altre cosette di micro editoria e poi sono approdato all'Eura.
All'Eura disegnavo le storie di Lorenzo Bartoli e, parallelamente, scrivevo le storie dei disegnatori che avevo coinvolto nel progetto. Portavamo avanti una maxi-serie chiamata "Napoli Ground Zero", un universo collettivo in cui tanti autori diversi - tutti provenienti dal fumetto indie dell'epoca - si cimentavano con l'ambito popolare.

Molti di questi autori erano miei "soci" da parecchio tempo, gente con cui ero cresciuto prima nelle scuole di fumetto e poi nell'ambito del fumetto indipendente/alternativo.

E' stata un'esperienza fantastica. Si disegnava tanto, si scriveva tanto e si sperimentava tanto. Iniziai in quel periodo a capire che scrivere era una cosa che mi veniva molto meglio che disegnare.

Il che ci porta al mio vero problema "autoriale".

Per me, un autore vero, non può fare le sue storie con lo scopo di sublimare. Sublimare non va bene, se aspiri a raccontare qualcosa di "vero".
Io, come sceneggiatore, ho sempre avuto la tendenza a sublimare qualcosa, è per questo che quando mi ritrovavo a disegnare le mie storie mi disprezzavo tanto come disegnatore, perché le mie capacità di disegno - il mio stile - si sposava malissimo con le storie che avevo in testa.
Ho quindi appeso la matita al chiodo per anni, ancora inconsapevole che non era il mio stile di disegno a non andare bene, ma la mia maturità di scrittore.

La verità è che come sceneggiatore faccio fumetti da nerd, per nerd.
E' per quello che ho avuto "successo".

Per quanto ami molta della roba che ho scritto, non posso fare a meno di non sorridere nel vedere quanto è trasparente nel mostrare le mie "pulsioni adolescenziali": tutti gli adolescenti amano i personaggi dotati di potere e, in particolare, quelli che usano il loro potere per ribellarsi a qualche sistema che governa le loro vite. E' un processo aspirazionale e identificativo al tempo stesso...
Ami i supertizi perché loro hanno un potere gestionale sulla loro vita che tu, in quella fase della tua esistenza, non hai, ma a cui aspiri.
Per questo i fumetti per adolescenti sono pieni di azione, violenza, sesso e via dicendo.
A me piace quella roba, ci sono cresciuto e ne ho scritto e ne scrivo con piacere ma non posso non notare che è quello che è: sublimazione.

Scrivo di taluni personaggi perché vorrei essere loro e visto che come disegnatore non vado forte con le anatomie eroiche, per anni non sono stato il disegnatore adatto a illustrare le mie storie.


Quando è partito John Doe, è stato la proiezione totale e completa delle mie pulsioni nerd.


John è un figlio di buona donna che ce l'ha sempre vinta, che manipola la gente, che ha un successo completo e totale con donne che sono tutte suoi oggetti.


Guida macchine fantastiche, usa la katana: a vederlo con un minimo di distacco, è quasi imbarazzante, oggi (del resto, io penso che pure James Bond doveva essere una fonte di imbarazzo per Flemming).


John è pura sublimazione delle mie personali inclinazioni: i videogiochi, la passione per la via della spada, il dominio sessuale (non potrei mai vedermi "sottomesso" ad una donna, ma, in realtà, lo sono già. Nei rapporti di dominazione, tra vittima e carnefice, quando si tratta di un gioco e non di un crimine, è sempre la vittima ad avere il vero potere perché è lei che definisce il limite) e l'umiliazione femminile.


E Guerre Stellari, che è importantissimo.


John, nel fumetto, dice spesso che in Guerre Stellari  ci sono tutte le risposte perché non è altro che una estensione del mio io, è pura proiezione adolescenziale.


Mi  ci portò mio padre a vederlo, e Guerre Stellari seminò tutte quelle passioni


Lucas aveva plagiato Kurosawa  e io sono un fan di Kurosawa.

Sono un maniaco degli scenari desertici sormontati da cieli azzurri, il mio posto preferito al mondo è la Monument Valley, che ricorda tanto Tatooine.


John Doe è tutto quello che io vorrei essere e che solo in certi momenti e in certe sfumature riesco a raggiungere.


Essendo completamente appagato da JD e dai suoi disegnatori, ho capito che non sarei mai stato soddisfatto da come io avrei potuto disegnare quel genere di storie.


Sono tornato al disegno solo molto tempo dopo. Quando sono arrivato ad avere consapevolezza della natura di quello che scrivevo, ho capito che era quella la ragione per cui non mi sarei mai accettato come disegnatore.

A quel punto, la crisi mi è venuta come sceneggiatore.


Ho messo in discussione proprio lo scrivere per un certo periodo, ho trovato parecchio inutile la mia roba. Poi sono riuscito a rinciliarmi e ho capito che una cosa non esclude l'altra.
Ma il processo per diventare un  essere umano è lungo e passa anche dallo scrivere e disegnare robe mie, vicine a me, quanto più possibilmente oneste.


L'aspirazione è la verità. Se un giorno riuscirò a fare un fumetto "vero" ne sarò soddisfatto.


Non sono soddisfatto di quello che faccio ora come autore completo e neanche come sceneggiatore.


A dirla tutta  anche il tanto celebrato Mater Morbi, di cui tutti hanno parlato come un fumetto onesto e intimo, per me è troppo di mestiere, contiene troppe furbate  troppi ammiccamenti. (...)

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Roberto ci ha condotto in prossimità del terzo incrocio. Dall'altra parte ci aspetta Mater Morbi. La madre della malattia. La padrona di casa di questo inferno in cui stiamo passeggiando.
Ma l'attraversamento avverrà nella prossima parte del racconto. Per ora ci fermiamo, a riprendere forze, che il cammino non diventa simpatico, più avanti.

[vai alla terza parte]


Tutte le illustrazioni in questo articolo, delle storie di "dalla parte di Asso" sono realizzate da Roberto Recchioni. Sono state pubblicate sul suo blog e sulla rivista "Canemucco". Clicca sulle immagini per ingrandirle.


[vai alla prima parte]