28/07/2014
18/02/2012

Stop sindacati su Cigs.
Imprese pessimiste

Camusso, “mantenere tutele”. Duello Berlusconi - Bersani su art.18

lavoroLa proposta del ministro Elsa Fornero, abolire o ridimensionare la cassa integrazione straordinaria e sostituirla con il sussidio di disoccupazione trova un no su tutta la linea dai sindacati. No secco dalla Fiom che paventa licenziamenti di massa. Più sfumate Uil e Ugl secondo le quali in teoria si potrebbe fare, ma non con l’attuale crisi.

E pensare che solo tre giorni fa si erano lasciati tra sorrisi e mezze certezze. I leader sindacali uscivano da palazzo Chigi parlando di negoziato partito finalmente con il piede giusto. Ma ieri la Fornero da Bruxelles ha rilanciato il tema che le associazioni di categoria credevano ormai accantonato. L'eliminazione della cassa integrazione straordinaria, quella che scatta in caso di crisi aziendali lunghe, a volta permanente. Proposta già avanzata dal governo e respinta da sindacati e imprenditori che credevano su questo di aver chiuso la partita.

Invece no, la ‘pax sindacale’ messa a prova dalle aperture di Cisl e Uil sull'articolo 18 torna a rinsaldarsi. Secco il no di Bonanni “gli ammortizzatori sociali - argomenta il leader Cisl - vanno confermati, per non preoccupare in un momento di crisi le famiglie già preoccupate”. Stessa musica in casa Cgil con il leader Fiom che avverte, “senza cassa integrazione straordinaria  esploderebbero i licenziamenti di massa”. “Lunedì la Fornero ci dovrà spiegare cosa  vuole fare”, spiega Angeletti della Uil, fiducioso che la riforma riguardi solo il futuro.

Già perché il ministro del Welfare aveva già anticipato che prima del 2014 la riforma degli ammortizzatori sociali non può partire. Non parla Confindustria nell'attesa dell'appuntamento di dopodomani. Lunedì dunque la Fornero dovrà dire di più del suo piano, di come vuole cambiare gli ammortizzatori sociali. Dovrebbe rimanere solo la cassa integrazione ordinaria, che scatta in caso di crisi temporanea dell'azienda. Sarebbero eliminate invece  quella straordinaria, quella in deroga e l'indennità di mobiliatà per chi perde il lavoro. Scatterebbe invece l'indennità di disoccupazione che però perde se si rifiuta un altra occupazione. Per finanziare questi strumenti pagheranno contributi  anche artigiani e commercianti.

Nel piano Fornero però c’è anche il disincentivo all'uso dei contratti a termine, con contributi più salati a carico delle imprese e sconti se li trasformano in posti fissi. Solo a fine del percorso rispunterà lo scoglio dell'articolo 18, su cui pesa il no di Cgil e soprattutto della Fiom il 9 marzo in sciopero generale.  Per preparalo i delegati si sono visti oggi a Roma. Guai a parlare loro di rischio isolamento, a maggior ragione viste le intenzioni del governo sulla cassa integrazione.

Sulla modifica dell'articolo 18 oggi si sono scontrati a distanza i leader del Pdl e del Pd, Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani. “Se ne deve poter discutere - ha detto Berlusconi - l'articolo 18 non può essere un tabù”. '”L'articolo 18 - secondo Bersani - ha poco o nulla a che fare con i problemi che ha adesso il mercato del lavoro. Il tema vero è come diamo un po’ di lavoro e su questo tema ci stiamo un po’ girando attorno'”.