19/05/2013
24/07/2012

Il dolore e la rabbia

CRONACA - Sono quelle di Paola Armellini, madre di Matteo morto a marzo mentre a reggio Calabria lavorava all'allestimento del palco per un concerto di Laura Pausini. La cifra corrisposta dall'Inail per la scomparsa del figlio è di 1936,80 euro

Il dolore la rabbia Paola Armellini il primo maggio scorso l'aveva affidata al web oggi l'indignazione l'affida a L’Unità. “Non chiedo oboli dice ma solo rispetto. La vita di mio figlio vale più di duemila euro anzi di 1936,80”, la cifra data alla famiglia dall'Inail per la morte sul lavoro di Matteo operaio di 31 anni  travolto nel marzo scorzo dal peso di una colonna che ha ceduto mentre allestiva il palco per il concerto della Pausini. Una morte inaccettabile come quella di Francesco schiacciato a 20 anni dalle impalcature che avrebbero dovuto ospitare Jovanotti a Trieste. E’ come se il loro sangue non avesse né colore né valore.

Nella lettera dell'Inail che accompagnava quell'assegno la dicitura "pratica di infortunio o malattia professionale". Nessun cenno né al decesso né alle motivazioni di quel piccolo rimborso. “La legge non prevede - dice la mamma di Matteo - nessuna indennità per i  genitori, solo per moglie e figli e Matteo non ne aveva. Allora - si chiede Paola - perché ci hanno inviato quei duemila euro che non bastano neppure a pagare il trasporto del corpo di mio figlio da Reggio Calabria a Roma?”.  “Anticipo dell'assegno funerario” la replica del direttore generale dell'Inail. 

Risposta comunque inadeguata per una mamma che vuole solo capire come sia possibile che sul luogo di lavoro prima di iniziare il turno ti possa cadere una struttura sulla testa. Paola Armellini vuole che i riflettori si accendano dietro le quinte, su quel mondo oscuro di lavoratori intermittenti di chi  monta macchine di scena sempre più grandi e più pericolose e dove il disprezzo delle regole troppo spesso è consuetudine.