24/10/2014
08/11/2011

Il giorno
più difficile

Quando Fini annuncia il risultato, Berlusconi incredulo scruta il tabellone. I sì al rendiconto dello Stato e quindi al suo governo sono 308. Coloro che non partecipano alla votazione sono invece la maggioranza assoluta, 320

Quando Fini annuncia il risultato, Berlusconi incredulo scruta il tabellone. I sì al rendiconto dello Stato e quindi al suo governo sono 308, 309 calcolando il deputato ritardatario che non riesce a votare. Coloro che non partecipano alla votazione sono invece la maggioranza assoluta, 320. Giorni di telefonate e di incontri non spostano nulla. Stavolta il Cavaliere non riesce a convincere alcun frondista. Quelli che per lui sono nient'altro che traditori.

Poi Bersani prende la parola: “il voto certifica che il governo non ha più la maggioranza, che un provvedimento dirimente come il rendiconto passa solo grazie alla responsabilità dell'opposizione. Ora dimissioni".

Subito dopo il voto il premier rimane in aula a studiare il tabulato dei votanti, poi esce dall'Aula e si sposta nelle stanze del governo dove trova tutti i leghisti. Un incontro breve che viene rinviato a Palazzo Chigi, una sorta di gabinetto d'emergenza. Ai suoi dice: “c’é un problema di numeri decidiamo subito cosa fare”.

In realtà Berlusconi parlando con i deputati in aula subito dopo l'annuncio del risultato spiega quale sarà la sua posizione: “non posso dimettermi per un voto che non certifica nulla. Voglio vedere chi si assume la responsabilità di votare contro le misure per l'Italia che ho concordato con l'Unione Europea e illustrato al G20. Farò un grande discorso in Parlamento. Porrò la questione di fiducia e se la prendo almeno in un ramo del Parlamento, al Senato, si dovrà certificare la situazione di stallo. Prenderne atto. Sciogliere le Camere con il mio governo che resto in carico fino alle elezioni anticipate per il disbrigo degli affari correnti”.

Nel Pdl e nella Lega sono preoccupati. La resistenza ad oltranza di Berlusconi rischia di portare al disastro non solo la sua leadership ma tutti i partiti di maggioranza. Berlusconi non sente ragioni. E va ad illustrare la sua posizione al Presidente della Repubblica.


 

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