Siria: pericolo chimico?
DAMASCO (SIRIA) - "Useremo le nostre armi chimiche solo in caso di aggressione esterna. Non le useremo mai contro i siriani". Le dichiarazioni arrivano dal governo di Damasco che così, per la prima volta, ammette di avere armi chimiche e batteriologiche
"Useremo le nostre armi chimiche solo in caso di aggressione esterna. Non le useremo mai contro i siriani". Le dichiarazioni arrivano dal governo di Damasco che così, per la prima volta, ammette di avere armi chimiche e batteriologiche, seppur, garantisce, “tutte custodite dalle forze lealiste”. Armi di distruzione di massa, queste, che spaventano il vicino Israele. Ieri il premier Netanihau aveva denunciato il pericolo che, in caso di collasso del regime, possano finire nelle mani degli hezbollah libanesi, storici alleati di Siria ed Iran.
Sul campo, intanto, la crisi si aggrava. Le truppe scelte guidate dal fratello minore di Assad stanno ripulendo le ultime sacche di resistenza nei quartieri di Damasco, dove la settimana scorsa la guerriglia ha dato vita alla sua azione militare più clamorosa in sedici mesi di rivolta. Notizie degli attivisti per la democrazia parlano di almeno venti civili, sospettati di aiutare i ribelli, torturati e uccisi. Esecuzioni sommarie per sradicare il sostegno alla guerriglia nella capitale. Notizie che non è possibile verificare, tra propaganda dei ribelli e censura del regime, ma che si inseriscono nel quadro di quella che è sempre più una feroce guerra civile. Stamane sono ripresi i combattimenti ad Aleppo, seconda città del Paese dove si combatte da giorni. Notizie di scontri anche ad Homs e Daarà.
Sul fronte diplomatico, dal quale pare ormai difficile che possano arrivare interventi decisivi in questa crisi, l'Unione Europea si prepara a nuove sanzioni contro il regime e ad azioni umanitarie mentre la Lega Araba ha chiesto stamane le dimissioni di Assad offrendogli un salvacondotto ma in una rivoluzione dove sono sempre più forte le istanze sunnite, la capacità della Lega di proporre una mediazione è più debole.





