18/12/2014
16/04/2012

Rimborsi elettorali: 'querelle infinita'

Il dibattito finanziamenti sì, finanziamenti no continua e il mondo politico si divide. A ognuno la sua ricetta

Dopo gli scandali sui fondi ai partiti, è tempo di fare i conti: dal 1994 ad oggi Pdl, Pd, Lega e gli altri hanno incassato oltre 2 miliardi di euro, che si sono spartiti in base al numero di voti. Tanti, troppi soldi, che sono serviti a mandare avanti il carrozzone della politica italiana e, in alcuni casi, anche ad altro.
 
E il dibattito finanziamenti sì, finanziamenti no continua e sono proprio i politici a dire la loro. Ieri Antonio Di Pietro ha ribadito la sua posizione: "Se il rimborso elettorale non verrà revocato noi rispetteremo quanto promesso. Prenderemo la quota spettante all'Idv e ne faremo un assegno circolare che consegneremo al ministro del Lavoro, perché lo dia alle fasce sociali più deboli".
 
Disposta a rinunciare si è già dichiarata la Lega e anche dal Pdl qualcuno si dice favorevole a non prendere i fondi. E' Gianni Alemanno, sindaco di Roma, a parlare: "Quello che ho più apprezzato della Lega è stata la rinuncia alla sua parte dei 100 milioni residui: io sfido tutti i partiti, compreso il mio, a rinunciare all'ultima tranche perché serve un taglio netto". Italo Bocchino, Terzo Polo, invece critica il provvedimento in discussione dai partiti. "La proposta ABC sui bilanci ai partiti rischia di essere acqua fresca senza un  taglio drastico dei finanziamenti. Pronto emendamento di Fli per il taglio del 50% finanziamento pubblico. Vediamo chi ci sta".

Contraria al taglio dei finanziamenti, la sinistra. Per Nichi Vendola "la politica non può essere fatta solo da politici e faccendieri. Io credo che il finanziamento pubblico sia una necessità ciò che dà fastidio è il carattere faraonico. Non deve esserci quel flusso di denaro e i soldi non devono servire per investimenti immobiliari ma solo per i rimborsi elettorali". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario del Pd Pierluigi Bersani: "Il dato più urgente è avere una norma che metta il controllo sui bilanci dei partiti, che non si è mai fatto. Poi, entro un paio di mesi, possiamo discutere su come riconsiderare il meccanismo del finanziamento pubblico. Non voglio che un partito si mantenga dovendo andare a chiedere soldi a manager o banchieri. Se andiamo per quella strada, comandano i più ricchi e i più forti, allora non siamo più in democrazia”.