18/08/2019
17/07/2019

Addio imballaggi di plastica. Aumentano i negozi che ne fanno a meno

In Italia ognuno di noi ne produce 210 chili l’anno. I nuovi materiali ecosostenibili



Ciascuno di noi ogni anno ne produce circa 210 chilogrammi. Succede quando scartiamo una merenda, una scatola di tonno o un regalo di Natale. Sono i rifiuti da imballaggio e secondo gli ultimi dati Eurostat noi italiani ci classifichiamo al terzo posto in Europa. Prima di noi gli abitanti del Lussemburgo con 217 chili e i tedeschi che conquistano il primo posto con 220 chili a testa di immondizia da confezioni.


La media europea di attesta sui 170 chili, ma è in crescita. Se nel 2009  erano 153 ora siamo saliti a 17 chili in più a persona.

È negli anni 70 che metalli e plastiche hanno via via sostituito le foglie usate per avvolgere il cibo e poi le ceste o le ciotole in terracotta e vetro. E da allora la crescita degli imballaggi è stata esponenziale. Così come quella dei problemi legati al loro smaltimento.

Ecco perché la ricerca di nuove soluzioni non si può più rimandare. Lo sanno gli scienziati, ma anche le aziende. Servono altri materiali più ecocompatibili anche se la plastica non sarà facile da sostituire completamente. Ha infatti proprietà uniche. È una barriera che impedisce la contaminazione dei cibi, è trasparente e permette al consumatore di vedere il prodotto.

Si stanno riscoprendo i derivati della cellulosa, ma è difficile che possano sostituire polimeri come il Pet. Più facile invece, dicono gli studiosi, che si ricorra a bioplastiche, più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Siamo insomma in una grande fase di evoluzione. Serve capire quali prestazioni possono davvero offrire materiali sostenibili se usati negli imballaggi. Inoltre il legislatore, sia a livello nazionale che europeo, dovrà favorirne la diffusione anche a fronte di costi maggiori rispetto ai materiali tradizionali. Ci vuole infine una grande azione di informazione che coinvolga tutti, dai produttori ai consumatori.

In Colorado a Denver una catena di negozi, The Zero Market, ci sta provando. Qui tutte le merci sono confezionate solo con materiali biodegradabili o riciclabili, mentre a New York la catena The Fillery offe solo alimenti sfusi. In Gran Bretagna invece sono ormai diffusi i negozi biologici di Earth.Food.Love, che vantano un bilancio zero quanto a imballaggi e sprechi, mentre in Olanda ci sono gli Ekoplaza, totalmente privi di plastiche.

Online poi si trovano portali di vendita come The Package Free Shop, che propone soluzioni e imballi del tutto riciclabili e privi di plastiche non solo per alimenti, mentre alcuni blog come Litterless facilitano la comunicazione tra consumatori e danno visibilità ai tentativi esistenti in diversi paesi, offrendo anche guide agli shop plastic-free di varie città tra le quali Londra, Nashville e Oakland. Queste e altre iniziative sono supportate da A Plastic Planet, fondazione nata appunto per promuovere l’addio alla plastica alimentare in tutto il mondo.