21/11/2019
23/10/2012

 Tutta colpa dei figli del boom economico (seconda parte)

STAMPA ESTERA - La generazione degli attuali pensionati e di chi sta per ritirarsi dalla vita produttiva lascia dietro di sé un'economia devastata. Cosa stiamo facendo per aggiustare le cose? Padri e figli si confrontano, a caccia dei veri colpevoli del disastro. Di Jim Tankersley

The Atlantic (USA), 5 ottobre 2012


UNA VITTORIA DOLCEAMARA
La prima volta che ho avuto la meglio in una discussione con mio padre è stato in quarta. Volevo giocare a football ma lui diceva che era troppo pericoloso; sono dovuto andare in biblioteca - con la complicità di mia madre - a procurarmi dati che dimostrassero il contrario e che, anzi, erano la prova di come questo sport formi il carattere. Credo anche di aver minacciato di scappare di casa. La mia carriera sportiva fu poi breve e indegna di essere ricordata, ma mi era servita per battere mio padre. La seconda vittoria risale a quando giovanissimo volevo andare in macchina con un branco di compagni di college a vedere una partita a otto ore di strada da casa. Mio padre non voleva. Con le lacrime agli occhi gli ho detto "Allora vieni con noi". Pura manipolazione delle emozioni. Andò a finire che la partita la vedemmo seduti l'uno vicino all'altro.
Userò un mix di quelle due strategie vincenti per assestare il colpo finale nel mio processo ai ‘baby boomer’. 

Sulla barchetta sul lago ci siamo solo io, lui, un labrador e un fotografo. Al timone ci sto io mentre lui si occupa delle canne da pesca. Inizio dai numeri. Nel confronto con la Vecchia Guardia, ai ‘baby boomer’ non era andata poi così male dal punto di vista economico. La crescita del prodotto interno lordo tra il 1970 e il 2000 è stata tra le più forti della storia americana. Le Leggi per l'Aria e l'Acqua Pulita hanno migliorato le condizioni dell'ambiente, ma il governo federale non ha in pratica fatto niente per limitare l'aumento di anidride carbonica, né qui né altrove. L’atmosfera al momento contiene 391 ppm di anidride carbonica contro i 325 ppm di 40 anni fa; nel 2035 saranno 450 ppm, cosa che dovrebbe portare all'aumento di 2 gradi centigradi della temperatura globale media; e sarà allora che gli scienziati sostengono non saremo più in grado di bloccare o dirottare un futuro di eventi climatici catastrofici. L'anno scorso sono stati battuti vari record di temperatura negli Stati Uniti e i ghiacci artici si sono sciolti a livelli preoccupanti. Dal 1970 il rapporto tra debito federale e PIL è più che raddoppiato, dal 28 al 62%;  gran parte dei figli del boom non vuole pagare quel debito con tasse più alte, come dicono certi sondaggi recenti. E che il futuro dei nipotini non sarà roseo i nostri ‘eroi’ lo sanno bene; in tutto il paese il grado di ottimismo sulle prospettive dei giovani è crollato dal 71% di 10 anni fa al 44% di questi giorni, il più basso dal 1983, secondo la Gallup. E il pessimismo regna sovrano, pensa un po’, proprio tra i ‘baby boomer’. 

Decido di giocarmi la carta dei sentimenti
Come è possibile che una generazione sempre pronta a dare lezioni a tutti sulla responsabilità individuale non ammetta, anche in questa fase della vita, di essere responsabile a livello collettivo di tutto questo casino? Eravate così pieni di ideali, volevate cambiare il mondo, avete visto che stava per succedere tutto questo e non avete fatto niente per impedirlo, vi siete presi tutto e avete lasciato a noi il conto da pagare. Perché?
"Ho sempre saputo che c'erano dei problemi e l'ho detto da un sacco di tempo" risponde mio padre mentre armeggia tra le reti. "Nessuno di noi ha avuto il coraggio di dire ai nostri vecchi che no, quell'aumento previdenziale non glielo concedevamo, nemmeno negli anni in cui non potevamo più permettercelo". Quegli aumenti rappresentano una goccia nel mare del debito futuro, ma, ragazzi, faccio quello che posso! Nella vita non succede come in Perry Mason, che l'imputato confessa sul banco del tribunale. 

Ma mio padre si abbandona a una parziale confessione delle sue colpe quando vado su politica energetica e inquinamento da anidride carbonica.
"Con l'ambiente", dice "avremmo potuto fare molto di più. Il nostro bilancio e l'economia sono alle prese con una grave fase di transizione. Ma se davanti alla grande sfida abbiamo intenzione di agire tutti insieme, in modo equo, per tuo figlio Max andrà tutto bene". Mi chiedo ad alta voce quali siano le probabilità che succeda davvero.
Lui fa una smorfia sotto i baffi. "Vale per tutti, per la vostra generazione, per la mia” dice. "Se dici che una cosa si può avere gratis, allora la vogliono tutti".
Mi chiede di mettere in moto e torniamo a riva, sotto un cielo carico di nuvole nere. 

TALE PADRE, TALE FIGLIO
Seduti al tavolo della cucina, mio padre si lamenta che "uno alleva i figli e quelli ti si rivoltano contro". Poi si fa serio.
"Noi non ce l'abbiamo fatta. Forse un giorno tuo figlio avrà la stessa discussione con te e ti chiederà perché non hai fatto niente per fermare tutto questo e ti punterà il dito contro: 'Lo sapevi! Ed eri anche maggiormente consapevole, più di quanto non lo fossero i tuoi genitori!'"

Penso. Io ho 34 anni, ho molti amici di successo. Quali sacrifici abbiamo fatto noi per far quadrare il bilancio, per rallentare il cambiamento climatico, per dare buone opportunità per il futuro ai nostri figli? Nessuno : guido un Suv e non faccio la raccolta differenziata. Saremo quelli che vedranno crescere i livelli di anidride carbonica. Un demografo del Max Planck l'anno scorso ha calcolato che le emissioni individuali aumentano di qualcosa come il 50% tra i 30 anni fino all’età della pensione. La cosa peggiore è che sembra proprio non abbiamo intenzione di fare nulla per cambiare le cose: solo un terzo degli iscritti tra i 25 e i 44 anni sono andati a votare nel 2010, contro il 50% dei ‘baby boomer’. 

Sto diventando una sanguisuga, come lo è stato mio padre
"La tua generazione deve pensare a come arrivare alla meta" dice mio padre fissandomi negli occhi. "E imparare da noi a fare politica e a dire no a quella politica che si mette di traverso quando sai di essere sulla strada giusta".
Si alza per andare a innaffiare gli alberi appena piantati dietro casa ("per le generazioni future") e mi lascia che guardo per aria tra gli abeti alti. Mio figlio è appena tornato dalla partita.
"Papà!", grida. "Parassita" è quello che sento io