23/02/2012
15/06/2011

Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

Roberto Recchioni, al crocevia con l'Inferno
Stare dalla parte di Asso Merrill, perché Chris Chambers è già morto
(-quarto e ultimo incrocio-)

 



Fotogramma tratto dal telefilm "Lone Wolf and Cub", dall'omonimo manga di Kazuo Koike e Goseki Kojima.
Tra inferni e paradisi, sul Meifumado

 

 

Il cammino insieme a Roberto Recchioni attraverso il Meifumado, giunge per noi a conclusione.

Roberto esce ed entra continuamente nei suoi personali inferni, alternati a suoi sempre personalissimi paradisi.
Vi abbiamo voluto accompagnare per un tratto di questo cammino con lui, ma ora è tempo di lasciarvi ad un più adatto e opportuno “Virgilio”, per chi volesse ancora seguire Recchioni.


Questo “Virgilio” 2.0 è il blog “Dalla parte di Asso”.
Dirigiamoci verso questo gigantesco totem, e facciamoci spiegare dallo stesso Roberto cosa è e cosa non è  per lui il suo blog:
“i blog e i siti personali, sono stati generalmente usati, tanto dagli autori affermati quanto dai wannabe (di ogni ambito artistico) come pagine promozionali, di sè stessi o del proprio prodotto. Per me non è così.
Il blog è già prodotto. È già opera. Non è contenitore per mostrare il prodotto "vero" ma è il prodotto vero al pari dei miei fumetti, non è viatico per arrivare a fare altro ma è già meta.

In sostanza, se un giorno qualche critico volesse davvero prendere in esame il mio lavoro nella sua completezza, non potrebbe prescindere il alcuna maniera dal tenere conto del mio blog.




Un paio di mesi fa, discutendo con Ausonia, lui, per insultarmi e provocarmi (è toscano, cercate di capirlo), mi ha detto che io non sono un autore ma un bravissimo blogger.
All'inizio mi sono offeso, Poi ci ho pensato sopra e ho capito che, non volendolo, Ausonia mi aveva fatto un bel complimento.
Perché, a conti fatti, non c'è nulla di più autoriale di un blog, se il blog è buono (e non solo una vetrinetta per far vedere le proprie foto e disegnini).
Il comunicare attraverso il blog, per me, è sfruttare un linguaggio al pari degli altri. Un linguaggio davvero acerbo, sia chiaro - e ancora e quasi del tutto incosciente del suo essere tale - ma dalle grandi potenzialità.”


Non si può certo dire che quella di Roberto sia tutta teoria e che non metta in pratica la sua filosofia.
Il blog vede finora pubblicati 2850 post e continua, dal dicembre 2006 ad oggi. A stampare tutto, calcolando a spanna una media di 3 pagine per post, otteniamo una produzione di 8500 e rotte pagine. Per fare un paragone irrispettoso con un'altra immensa epopea, bandiera sotto cui svetta questa serie di articoli, "Lone Wolf & Cub" è composta circa di 8700 pagine. Non vogliamo certo paragonare il livello qualitativo e l'impatto mondiale tra queste due opere, ma insomma, nella marea di blog tristanzuoli aperti e poi abbandonati, oppure aggiornati in maniera asfittica e sempre colpevole, "Pronto alla resa" si presenta quotidianamente - da anni - all’appuntamento col suo pubblico.

Questa costanza
sviluppa un volume di 180.000 pagine mensili viste e tra i tremila e i quattromila visitatori unici giornalieri, portando il blog al primo posto nella classifica di Wikio nella sezione fumetti, e terzo nella sezione Cultura, lasciandosi alle spalle realtà molto importanti, come Carmilla on line”, “Lipperatura”, “Mamma! Satira e Giornalismo” e “Sandrone Dazieri”.

Tutto questo parte dal primo post, datato 5 dicembre 2006, in cui Roberto presenta un suo manifesto programmatico rispetto allo strumento che stava inaugurando:
(...) Per mesi ho scritto che per me i blog rappresentano uno strumento onanistico per soddisfare il proprio ego e la propria necessità di "dire qualcosa" e ho sostenuto con forza la netta superiorità dei forum come vero strumento di confronto e dialogo.
Lo penso tutt'ora.
Ma in questo periodo non ho una gran voglia di confrontarmi e dialogare... (…) Purtroppo rimango sempre un uomo profondamente innamorato della sua voce e ho ancora il bisogno di farla sentire... quindi ecco a voi la mia debolezza in formato HTML.”


Chiediamo a Roberto un confronto oggi, nel 2011, con il Roberto di quel post di 5 anni fa:
“Stavo attraversando una fase non particolarmente positiva della mia vita.
Stavo parecchio male di salute, ero appena uscito da una gravissima emergenza medica che aveva avuto notevoli complicazioni, non riuscivo ad alzarmi dal letto per più di qualche ora e, a casa, ero una merda con tutti quelli che mi circondavano.

Quando mi capita di trovarmi in queste condizioni, sono pericoloso per me stesso e per gli altri, quindi avevo deciso di limitare i danni e chiudere con l'esperienza del forum che gestivo e che mi obbligava a un rapporto davvero diretto con i lettori, per passare a una forma di comunicazione che in quel periodo mi sembrava più mediata.
Inizialmente, il blog è nato come una valvola di sfogo personale dove scrivere le mie robe e, in questo, incarnava davvero lo spirito iniziale di questa particolare declinazione del web 2.0.
I blog, in origine, erano diari. E io come tale pensavo di usarlo e l'ho usato, almeno nei primi anni. Poi la natura del blog è cambiata perché io stesso sono cambiato e anche perché, non neghiamolo, quel mio diario personale era diventato una lettura fissa per un sacco di gente. Il lato dello strumento comunicativo ha quindi avuto la meglio sull'angolo del pianto e, tutto sommato, sono ben felice che le cose siano andate così.


Nonostante da tempo la testata reciti “Dalla Parte di Asso”, l’indirizzo del blog http://prontoallaresa.blogspot.com riporta ancora la linea originaria: “Pronto alla resa”.  Perché Roberto aveva scelto inizialmente questo titolo, e perché più avanti il blog è stato dedicato ad Asso Merrill?

“Come dicevo, ho aperto il blog in un periodo davvero brutto.
Il suo nome deriva dal fatto che ero stanco e pronto ad arrendermi.
Non cercavo la fine ma l'avrei accolta con tranquillità e, forse, anche un pizzico di gratitudine, se fosse arrivata.
Poi, le cose, sono cambiate. Ho cominciato a sentirmi un poco meglio e la vita è tornata ad essere più tollerabile. Non particolarmente facile, ma ancora degna di essere vissuta.
 Mi sono ripreso, ma ero incazzato a morte.
E quando sono incazzato, io cerco la rissa.
E' per questo che "Pronto alla Resa" è diventato "Nani in Fiamme", uno spazio in cui si parlava delle stesse cose di cui si parla adesso ma ancora più con il coltello tra i denti.
Anche quel periodo è passato, sono maturato un pochettino, ho trovato un mio equilibrio e, nel frattempo, il blog è letteralmente esploso, diventando uno dei primi sulla rete (e non solo per quello che riguarda i fumetti).
"Nani in Fiamme" è diventato prima  "Dalla Parte di Asso Merrill" e poi, più semplicemente, "Dalla Parte di Asso".
Asso Merrill è un personaggio creato da Stephen King che appare in alcuni suoi romanzi. È anche stato portato sullo schermo nel film "Stand by Me", interpretato da Kiefer Sutherland. 
È  un bullo, un prepotente e un malvagio.
E io, per personaggi del genere, ho un certo debole. Sarà che forse, quando ero un ragazzino, sono stato sia una vittima dei bulli sia, una volta capito come girava il mondo, un bullo a mia volta. Sarà pure che so di avere un potere in questo momento (sia in termini di comunicazione sia in termini professionali) e non ho paura di usarlo.
La verità però è che, semplicemente, la nuova intestazione del blog sta ad indicare la natura stessa dei suoi contenuti: opinioni, non sempre comode, su quelle che sono le mie passioni e sul mondo che mi circonda.
Espresse con tutta la forza e la determinazione che mi è possibile e con la massima sincerità, cercando, costantemente, di provocare una reazione intellettuale ed emotiva in quelli che mi leggono.


In linea generale – nel blog, ma soprattutto fuori dal blog - l'elemento cardine che mi caratterizza è quello dello scontro con come forma cognitiva.
Vuoi conoscere qualcosa, capire davvero come funziona, come si rapporta al mondo e come tu ti rapporti a essa? Scontratici contro. Con tutta la forza che puoi.
Poi, a seconda del rimbalzo, cerca di capire.
Per me questo principio vale per tutto: i rapporti umani, quelli sentimentali, le amicizie, la sfera artistica, quella professionale, quella ideologica.
Vale nell'ambito dei massimi sistemi come della vita quotidiana.
L'importante è non aver paura di farsi male.
E anche fregarsene se capita di fare un poco male agli altri, lo ammetto."


Di cosa è composto questo prodotto autoriale, insomma?
Tanto quotidiano, tante storie di vita privata e lavorativa, sprazzi e finestre sui fatti, sugli incontri e sugli scontri a Roma.
Tanto fumetto, come condimento degli appena elencati temi, ma anche a se stante.
Molto cinema, con recensioni sempre personali e mai accademiche.
Videogiochi in varie salse, che siano incursioni nell’amarcord della golden age degli anni ’80, oppure la dissezione dell’ultimissimo “gimmick” dell’ultimissima consolle sul mercato.
Simpatiche donnine discinte, vestite quel poco da permettere al blog di non avere il fastidioso bottone "sei maggiorenne?" di Blogspot.
Roba Apple in quantità media-alta di qualunque vero feticista della Apple.
Tante anteprime e tanti “backstage” sul resto della sua produzione lavorativa.
O meglio, tutte le anteprime e tutti i backstage: Roberto usa il suo sito come principale e primario strumento di promozione di se stesso e se deve offrire un’esclusiva a qualcuno, quel qualcuno non può che essere – ovviamente – se stesso e il suo blog.




Di tutti questi ingredienti, quelli che il pubblico sembra apprezzare di più, sono i fatti privati-pubblici di Roberto e la sua maniera di raccontarli.
In tanti lo esortano a raccoglierli in una forma autoriale più consona (ma lui ribadisce che questa è già la forma autoriale perfetta) e in tanti – noi compresi – vorrebbero saperne di più. Ma se chiediamo a Roberto, fuori dal “prodotto blog”, come Recchioni racconta il suo stato di salute, i suoi rapporti col sesso femminile e il suo concetto di famiglia, lui ci risponde così:
 
Non esiste nulla fuori dal flusso della narrazione.
E se esiste ma non è nel flusso della narrazione, è perché io non ce l'ho voluta inserire.
E se non ce l'ho voluta inserire è perché non voglio raccontarla.
E se non voglio raccontarla, non la racconto.
Nemmeno in un intervista.

Tutto quello che rendi pubblico è pubblico. E significa che è di tutti e che tutti possono interpretare quella cosa come vogliono e farne quello che vogliono.
Raccontare davvero significa mercificare il proprio terreno sacro.
E va benissimo. Gli scrittori migliori sono le puttane peggiori.
Ma una persona mi ha insegnato che un pezzettino di terreno sacro te lo devi serbare sempre e solo per te stesso e, al massimo, per quelle poche persone che non te lo calpesteranno.”

 


Giustamente, se il blog è un prodotto autoriale, quello che c’è all’interno è solo flusso narrativo.

Un flusso narrativo che si può analizzare e criticare nel suo linguaggio, come un libro o un fumetto o un film.
Un linguaggio che deve tanto al Maestro, Stephen King - nelle sue narrazioni emotivamente avvolgenti nei momenti e luoghi teoricamente più spaventosi e repellenti – e a J. R. Landsdale – con immagini e situazioni secche e tagliate con l’accetta ma assolutamente minuziose ed esaurienti.

Quando leggete i post di Roberto, ci vuole poco per immaginarselo come ottavo membro dei “perdenti” di IT, oppure barricato in macchina insieme a Bob a cercare di evitare quell’immonda Coca Cola (oppure - fuso con Mauro Uzzeo - nel ruolo centrale del “Re dei popcorn”, conoscendo la sua voglia di attenzione e di adorazione…)  nella “Notte del Drive-In”.

Graficamente poi, il personaggio non arriva mai a stancare l'occhio.
Inizia una stagione che pare il fratello anoressico e malmenato di Charles Manson, e la finisce come gran fico e emulo di Marco Cocci.
Un flashback ce lo ripresenta in una versione wannabe tra Eminem  e Kiefer Sutherland "ragazzo perduto", e subito il ritorno al presente lo vede come reprise di Jovanotti prima maniera.
Alcuni episodi dopo, ed eccolo che lo si può scambiare per Sergio Rubini.

Insomma, l'epopea di Roberto Recchioni e il "personaggio Roberto Recchioni", sono assolutamente ben sviluppati nel flusso narrativo del suo “non diario-ma spazio autoriale” blog.

Ma Roberto oltre a lui, in questa sua storia, ha messo in piedi nei suoi post una schiera di personaggi interessantissimi, tirati in ballo più e più volte, in situazioni che interessano il pubblico e sul quale il pubblico poi per forza di cose vuole saperne di più.

 
Alcune donne appaiono all’improvviso, sono onnipresenti. Sono sante, dannate, perfette, ossessive, interessantissime.
Fanno un sacco di cose fichissime, di cui non poche anche contro natura.
Poi all’improvviso scompaiono. Che fine hanno fatto? Perché si volatilizzano improvvisamente, senza neanche aspettare la fine della stagione in corso?
E poi ne appare all’improvviso un’altra. Chi è? Da dove spunta? Perché spunta?
Non lo sappiamo. Recchioni non ce lo spiega, né si riserva di spiegarcelo più avanti, modello "origini di Wolverine".

Ma che è questo il modo di raccontare una storia, di creare un flusso narrativo?
Recchioni è un pessimo sceneggiatore in questo caso.

Insomma, è vero che il linguaggio del blog è in piena evoluzione e anche l’uso del blog stesso, ma non siamo totalmente sicuri che Roberto lo domini con piena consapevolezza, che abbia il pieno controllo di cosa è flusso narrativo e di cosa è dura realtà.
 E non tanto di quanto si sappia o meno giostrare lui come personaggio “Roberto Recchioni”, ma di come si sente il resto del cast della produzione “Asso Merrill”, la gente con cui litiga, con cui è amico, con cui fa l'amore, con cui lavora, quando si trova a vestire o svestire i panni del personaggio pubblico, senza potere avere nessun controllo su questa operazione “narrativa”.

Vi lasciamo a Roberto con indosso i panni di Woody Allen in “Harry a pezzi”.
Se avete ancora voglia di voler proseguire il cammino con lui, ora che siete stati avvertiti per bene, la vostra nuova guida la trovate qui.

 

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Le illustrazioni a colori di questo articolo sono di Roberto Recchioni, tratte dal blog "Dalla parte di Asso". L'illustrazione in B/N è uno studio realizzato da Flaviano Armentaro per il n.11 di "John Doe".

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