24/10/2019
09/10/2019

Realtà aumentata. Un business da 15 miliardi di dollari

Si moltiplicano le applicazioni per telefono e tablet usate da aziende e musei. I primi esperimenti nelle scuole





Entrare in un quadro, leggere in un batter d’occhio la storia del monumento che stiamo osservando. Tutto questo grazie alla realtà aumentata che, nata quasi come un gioco, oggi è diventata un business.


Lo scorso anno il giro d’affari nel mondo è stato di oltre 15 miliardi di dollari che potrebbero diventare 160 nel 2023.

Facebook, Google, Apple si sono già buttati nel mondo del virtuale-reale che trasforma tablet, telefoni e tra poco anche occhiali nel terzo occhio tecnologico. In pratica la realtà aumentata riesce a far vedere insieme al reale anche quello che non esiste, ma che è collegato in qualche modo con l’oggetto che stiamo guardando. Ecco così che per un monumento si può leggere la storia o vedere l’epoca in cui è inserito. Da qui lo sviluppo di tante applicazioni dedicate alla realtà aumentata per vedere il mondo in un modo nuovo.

Ci sono aziende che con app dedicate riescono, per esempio, a inserire un oggetto nel suo contesto. Basta accendere lo smartphone, scegliere una libreria, o un tavolo e far partire il software per vederli proiettati in salotto, in camera o in cucina. L’effetto realtà è ottimo e in questo modo si può capire prima dell’acquisto se quello sarà l’oggetto giusto da comprare.

Se invece siamo in viaggio basta cliccare su una via per far apparire sul telefonino i nomi e le mappe di piazze e strade che incontriamo.

Secondo i visionari dell’hi tech sarà proprio il turismo a beneficiare di più della realtà aumentata, ma le applicazioni sono già moltissime e possono essere utili anche nelle piccole cose di tutti i giorni.

Esiste per esempio il metro virtuale che può misurare ogni oggetto, dal più piccolo al più grande. Oppure per chi si sente un po’ scienziato ecco la app che puntata sul cielo ci fa apparire le costellazioni, anche quelle invisibili e distanti anni luce con nome e spiegazioni.

I principali musei del mondo hanno realizzando o stanno studiando programmi di realtà aumentata non solo per trasformare i dispositivi portatili in guide efficienti, ma anche per offrire nuovi modi di vivere l’arte.

Si può entrare nei capolavori e camminare in un quadro di Van Gogh, o tra le fantasie di Mirò.

Anche i giochi hanno grande potenzialità in parte già sfruttate, come già fatto  ad esempio da Pokemon Go, il videogame che ha fatto impazzire milioni di ragazzi a caccia dei cartoon che si materializzavano in ogni luogo reale della propria città. E così i creatori di videogiochi, ma anche le Corporation cinematografiche hanno stretto alleanza per far tornare i personaggi di film dal sogno alla realtà e farli interagire con la gente.

Ma la realtà aumentata entra anche nelle scuole. In una classe elementare di Bresso, nell’hinterland milanese, si sperimenta già la realtà immersiva.

E questo grazie all’iniziativa di una maestra appassionata di tecnologia.

 

Nell’aula virtuale c’è una lavagna interattiva multimediale, un proiettore, un computer e un visore attaccato a un braccio meccanico. A turno, un bambino lo indossa e parte per il suo viaggio fantastico mentre gli altri vedono le stesse immagini sulla lavagna luminosa e seguono le spiegazioni della maestra. Dopo il cuore, si può sezionare un cervello, studiandolo da parte a parte, oppure studiare il sistema muscolare e scheletrico. È una realtà aumentata. Un esperimento che include e unisce i bambini, li aiuta a sentirsi parte di una squadra.