31/10/2014
13/03/2012

Riforma del lavoro
settimana decisiva

Il governo accelera i tempi e lavora per riuscire ad approvarla tra il 21 e il 23 marzo. Le nuove linee guida le detta il ministro Fornero

Settimana decisiva per la riforma del mercato del lavoro. Il governo accelera i tempi e lavora per riuscire ad approvarla tra il 21 e il 23 marzo. Le nuove linee guida le detta il ministro Fornero, che fa sapere che verrà accorciato anche il periodo di transizione della riforma e del cambio degli ammortizzatori sociali: inizieranno già nel 2012 e andranno a regime nel 2015.
La partita si gioca però tra governo e parti sociali. I colloqui proseguiranno a ritmo serrato, ma sindacati e Confindustria bocciano la decisione dell'esecutivo. Il ministro avrebbe ammesso, secondo quanto afferma la Cgil in un messaggio postato su Twitter: "non sono in grado di dirvi dove saranno trovate le risorse. Il Governo è impegnato a cercarle, ma posso assicurarvi che non saranno sottratte ai capitoli che riguardano il welfare". Oggi la Fornero invierà alle parti sociali alcuni testi scritti e inizieranno incontri bilaterali su articolo 18 e flessibilità in uscita. Lunedì nuovo round a palazzo Chigi al quale parteciperà anche il presidente del Consiglio.

"Il governo - ha detto il ministro del Lavoro - ha sempre lavorato per un accordo con le parti sociali. Questo è l'obiettivo, per questa prospettiva lavoriamo in questa ultima fase". Lo scopo dell'esecutivo è quello di ridurre il tasso di disoccupazione al 4-5%. Per farlo, ha sottolineato, "è necessario un forte coinvolgimento delle regioni del Sud Italia" perché "non c'è crescita senza equilibrio tra il Nord e il Sud" della penisola.

Per gli ammortizzatori sociali, le risorse non saranno prese dai fondi di spesa sociale", ha spiegato il ministro, che ha invece parlato della nascita di un'assicurazione sociale per l'impiego che andrebbe a sostituire le attuali indennità di mobilità, incentivi di mobilità, disoccupazione per apprendisti, una tantum cocopro e altre indennità. Lo strumento si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubblici con contratto non a tempo indeterminato. Questi i principali requisiti: due anni di anzianità assicurative e almeno 52 settimane lavorative nell'ultimo biennio, durata 12 mesi (15 per i lavoratori sopra i 58 anni).

Importo circa 1.119 euro, con abbattimento dell'indennità del 15% dopo i primi sei mesi, e un ulteriore 15% di abbattimento dopo altri sei mesi. L'aliquota contributiva sarà del 1,3%, incrementata di 1,4% per i lavoratori non a tempo indeterminato. La cassa integrazione straordinaria, inoltre, resterà. Per quanto riguarda poi la flessibilità in entrata, Fornero ha spiegato che "il contratto a tempo determinato dovrà costare un po' di più".

Ma le parti sociali sono critiche. Per Raffaele Bonanni, numero uno della Cisl, "si stanno facendo passi avanti, ma ci sono ancora alcuni aspetti da correggere". L'anticipo degli ammortizzatori al 2015, ha aggiunto ad esempio, "sarebbe un disastro e un'ecatombe sociale". La leader della Cgil Susanna Camusso, ribatte: "Abbiamo fatto un passo indietro". Questa decisione per Camusso è "incomprensibile".  Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, dice di voler "conoscere su quali basi sono state fatte le valutazioni circa i costi del sistema degli ammortizzatori a regime. Vorrei che la Ragioneria generale dello Stato ci dica quali sono le sue previsioni sull'andamento della disoccupazione nei prossimi anni". "Sono stati fatti passi avanti sui contratti a termine" ma "per dare efficacia alla riforma che ci apprestiamo a realizzare bisogna coinvolgere gli enti bilaterali".
Giovanni Centrella, numero uno dell'Ugl, si dice "pronto a raccogliere la sfida" sui tempi a patto che "si guardi alla realtà". Per questo, ha sostenuto, "chiediamo al governo di dirci ora, non tra un anno e mezzo, quali risorse intende mettere" in campo.

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha chiesto al governo di rivedere la decisione sui tempi dell'entrata in vigore degli ammortizzatori perché "abbiamo da gestire molte situazioni di crisi" nelle aziende.

Negativo infine il commento del presidente di Rete Imprese Italia Marco Venturi, secondo cui la riforma farà lievitare del 2% il costo del lavoro delle Pmi, circa 400 euro/anno per ogni dipendente.