La morte di Manuele Braj, forse causata da un razzo
AFGHANISTAN - Secondo la ricostruzione italiana i militari sarebbero stati colpiti da un razzo lanciato da 4 km di distanza. Gli afghani insistono sull'incidente, ma ieri sera è arrivata una rivendicazione da un gruppo talebano
AFGHANISTAN - In particolare, il colonnello Fazl Ahmad Khalili, comandante del centro di addestramento di Adraskan, sostiene che la morte di Braj è stata causata "da una erronea manipolazione di un ordigno che ha riguardato unicamente gli addestratori italiani". Nella base, nota l'ufficiale, "c'é una torretta dove ogni giorno addestratori stranieri vanno per controllare la zona di tiro dell'addestramento. E ieri gli addestratori erano quattro italiani. L'incidente è stato il frutto dell'esplosione di una bomba a mano e, a causa di essa, un militare è morto, due sono stati feriti ed un quarto è rimasto illeso. Non vi è stato dunque, sottolinea il colonnello, "alcun incidente esterno e l'unico incidente è quello che è stato procurato da loro stessi e che poi hanno presentato come se un razzo avesse colpito l'area. Ma il bunker della torre non è stato danneggiato - conclude - e nemmeno i vetri sono andati in frantumi".
A smentire con decisione questa versione è il tenente colonnello Alessandro Lingeri, comandante delle forze di coalizione della base di Adraskan. "Abbiamo concluso tutti i rilievi tecnici - ha sottolineato - e non c'é alcun dubbio: è stato un razzo da 107 mm sparato da una distanza di circa 4 km a colpire la torretta. Mi meravigliano le dichiarazioni di Khalili. Diversi frammenti del razzo sono stati rinvenuti e é evidente da come si presenta la torretta quanto accaduto: c'é il foro d'entrata che ha colpito i sacchi di sabbia appoggiati alla parete e poi purtroppo il petto del ragazzo che si trovava proprio lì, insieme ad altri tre suoi compagni per un briefing". L'equivoco, ha osservato l'ufficiale, "forse può essere nato dal fatto che non si è sentito il sibilo del razzo". Nella serata di ieri inoltre è arrivata anche una rivendicazione da parte di un portavoce degli insorti: "E' stata un'operazione condotta dai nostri mujaheddin".
Purtroppo a prescindere dalla dinamica degli eventi resta il fatto che ha perso la vita un giovane veterano delle missioni e altri due carabinieri, il maresciallo capo Dario Cristinelli, 37 anni, di Lovere (Bergamo) e il carabiniere scelto Emiliano Asta, 29, di Alcamo (Trapani) sono rimasti feriti.





