19/04/2014
14/01/2011

Legalità, legalità

In un mondo di furbi e di cattivi esempi convincere che la strada della legalità, dell’osservanza delle leggi e del rispetto per chi le applica è la via da seguire non è semplicissimo

Stavolta parliamo di legalità. Non ci riferiamo ai vertici, che pure dovrebbero dare il buon esempio, ma alla base, ai furtarelli.
Del resto è quando veniamo scippati che invochiamo legalità, controllo, repressione. Sulla grande criminalità organizzata e le sue implicazioni finanziarie e talvolta politiche la sensibilità immediata reagisce meno.
Non appare subito chiaro come sia tutto collegato.
Nell’illegalità diffusa, quando cala la percezione  della violazione della norma, cala anche la sensibilità a riconoscere il male. Tutto sembra normale, tutto sembra lecito, cessa la capacità di indignarsi e quindi anche quella di reagire.
Una sorta di rassegnazione regna sovrana ed è la condizione che garantisce poi una sostanziale impunità agli autori ed ai beneficiari dei reati.
Mettere lo stesso impegno nella salvaguardia della vecchina che va alla posta a ritirare la pensione con la lotta alla più sofisticata criminalità.
Certo è difficile affrontare seriamente le cose se poi mancano anche i soldi per fare il pieno di benzina alle auto delle pattuglie che dovrebbero controllare il territorio.
Siamo abituati a continui annunci di successi presenti e futuri, a continui annunci di riforme che faranno funzionare meglio tutto, ad annunci di annunci.
Una proposta: cominciamo ad annunciare in tutte le salse una maggior osservanza della legalità e del rispetto. Poi magari non è vero, però se l’annunciamo tante volte magari qualcuno che si convince a farlo sul serio si trova a cominciare dai vertici per arrivare alla base.


 

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L’angolo acuto
© Riproduzione riservata (14 Gennaio 2011)