19/05/2013
02/07/2012

Messico, il Pri torna al potere

CITTA’ DEL MESSICO - Il Partito Rivoluzionario Istituzionale si riprende la guida del Paese dopo 12 anni, lo aveva tenuto ininterrottamente dal 1929 al 2000. Nella Capitale rivince la sinistra

penaIl volto nuovo della vecchia guardia che torna al potere: così è stato definito Enrique Pena Nieto, il 45enne avvocato che ha vinto le elezioni presidenziali in Messico. Con lui il Partito Rivoluzionario Istituzionale - che aveva governato il Paese per 71 anni prima di essere sconfitto nel 2000 - si riprende la guida di un Paese stremato dalla sanguinosa guerra ai narcos.

Pena Nieto, con il 38 per cento circa dei suffragi succede a Felipe Calderon alla guida della repubblica messicana. “I cittadini messicani hanno parlato con assoluta chiarezza, votando per un cambiamento di direzione”, ha affermato il neo presidente. “Oggi non ha vinto un candidato o un solo partito. Oggi ha vinto la democrazia. ha vinto tutto il Messico”.

Un appello all'unità e alla riconciliazione nazionale non accolto, al momento, dal candidato della sinistra Obrador, staccato di 7 punti, che non ha voluto riconoscere la sconfitta. Il giovane presidente dovrà ora dar seguito alle promesse fatte in campagna elettorale, durante la quale aveva indicato quali sue priorità la guerra alla disoccupazione e al narcotraffico.

“Non ci sarà mai nessun patto ne’ alcuna tregua con il crimine organizzato”, ha ribadito Pena Nieto, che promette di usare il pugno di ferro e proseguire l'azione avviata nel 2006 da Calderon. Negli ultimi sei anni, l'ondata di violenza legata alla guerra ai trafficanti di droga ha provocato la morte di oltre 55mila persone.

Il Pri ha riconquistato il Messico ma non la sua metropoli capitale. A Città del Messico diverso è infatti lo scenario. Con il nuovo sindaco Miguel Angel Mancera, 46 anni stravince la sinistra, che conferma una tradizione iniziata negli anni Novanta. La capitale, nove milioni di abitanti, appare un’isola felice, appena sfiorata dalla violenza, famosa per le sue leggi progressiste sull'aborto e i matrimoni gay, diritti assolutamente banditi nel resto del paese.