18/08/2019
17/07/2019

Sos deforestazione. Per ripiantare gli alberi in aiuto i droni che seminano dal cielo

L’idea di una startup inglese per piantare 400 mila alberi al giorno




Ogni anno il mondo perde 3,3 milioni di ettari di foreste. Esiste un’applicazione che può farci capire la dimensione del fenomeno. Si chiama Global Forest Watch e monitora in tempo reale l'estensione globale dei boschi.


Ebbene, secondo i dati più recenti, in un anno la deforestazione porta alla perdita, ogni secondo, di una rettangolo verde grande quanto un campo di calcio. Su base annuale equivale all'intera Italia e questo, va da sé, rappresenta un grosso problema se pensiamo alla lotta contro il surriscaldamento globale e a quella in favore della conservazione della biodiversità. Anche perché il fenomeno non è affatto in diminuzione.

Ulteriore elemento di preoccupazione è il fatto che la cruciale foresta pluviale è particolarmente colpita: dal 2008 a oggi il numero di alberi abbattuti è praticamente raddoppiato. E il carbonio che si libera dal legno tagliato va ad aggravare l’effetto serra.

Il motivo non è un mistero: vaste aree continuano a essere bonificate per la produzione di soia, carne bovina, olio di palma, legname e altre merci scambiate a livello globale.

Ma c’è un dato positivo e cioè che abbiamo ancora tanto spazio per rendere più verde il pianeta.

Thomas Crowter studioso del Politecnico di Zurigo ha stimato che la Terra potrebbe ospitare 1200 miliardi di alberi in più rispetto ad oggi e questi da soli basterebbero ad assorbire da 120 a 160 gigatonnellate di Co2, ovvero oltre quattro volte le emissioni annuali globali.

Un modo innovativo per piantare più alberi possibile è usare i droni per sparare e spargere più velocemente i semi sul terreno. È l’idea di una startup, BioCarbon Engineering, fondata dai ricercatori dell’Università di Oxford.

Come racconta la cofondatrice Irina Fedorenko, “il territorio viene mappato con droni che volano a un centinaio di metri da terra raccogliendo dati sulla qualità del terreno. Poi un algoritmo individua sulla mappa i punti migliori per la semina e le specie vegetali più adatte. Infine un gruppo di droni passa a bassa quota sul terreno e spara i semi a una velocità sufficiente a conficcarli nel suolo”.

In questo momento la startup  sta lavorando al ripristino di 350 mila ettari di mangrovie in Birmania. Con dieci droni e due soli piloti si possono piantare fino a 400 mila alberi al giorno.

“Per far spazio alle acquacolture il Pianeta ha perso quasi metà delle sue mangrovie, spiega Fedorenko, ma queste piante sono cruciali per l’ambiente perché anche grazie alle loro lunghe radici servono come barriera contro cicloni e tsunami”.

Piantare via drone non è però possibile ovunque. In terreni aridi e duri è più efficace l’idea di un’altra startup, l’olandese Land Life. Tramite il Cocoon, un involucro biodegradabile di carta riciclata, simile a una teglia per ciambelle, riempito d’acqua e seppellito insieme al seme, il germoglio viene alimentato nel periodo più difficile, quello iniziale. Poche gocce d’acqua per volta, così da stimolare la pianta a estendere le sue radici in cerca di altra acqua diventando in questo modo via via più robusta.