Nuovo brano anti-Putin delle Pussy Riot
MOSCA - Alla condanna a due anni le tre cantanti punk rispondono con un nuovo singolo: "Putin lights up the fires". La leader del gruppo: “Vinceremo comunque”. Fan in piazza nel mondo. Chiesa ortodossa chiede clemenza. Proteste in tutta Europa. Critica anche la Farnesina. ASCOLTA IL NUOVO SINGOLO
Il trio punk della Pussy Riot è stato giudicato colpevole di teppismo motivato da odio religioso. La condanna per le tre cantanti è a due anni di carcere. I sostenitori della band di tutto il mondo hanno subito programmato una serie di manifestazioni in 30 città, da Parigi a Varsavia. Iniziative previste anche in altre città russe da Perm a Rostov. A New York si terranno cinque cortei a favore della band, che sfioreranno chiese ortodosse e consolato russo per poi convogliare a Times Square dove celebri attori, scrittori e musicisti leggeranno brani tratti dalle ultime parole delle imputate.
A Londra scende in campo il teatro della Royal Court; a Vilnius, in Lituania, verrà innalzato un cellulare della polizia gonfiabile da cui si libreranno via capsule piccole mongolfiere a forma di passamontagna; a Praga un festival musicale sarà dedicato alle Pussy Riot.
Lo scorso febbraio le tre ragazze avevano fatto irruzione nella cattedrale del Cristo Salvatore, cantato una preghiera punk e chiedendo alla Vergine di “cacciare via” l'allora premier Vladimir Putin, diventato di nuovo presidente della Russia poche settimane dopo. La giudice Sirova ha negato che la sentenza sia un' “azione politica”. “Come la maggior parte dei processi politici, questo processo non rispetta la legge, il buonsenso, la pietà” ha detto la veterana russa dei diritti umani Lyudmila Alekseyeva. Ma la condanna “era quasi inevitabile, chi viene messo in custodia cautelare prima del processo su richiesta del pubblico ministero molto raramente viene assolto” ha detto.
L'avvocato delle tre musiciste russe ha annunciato che farà appello contro la sentenza e di essere pronto ad un ricorso, se sarà necessario, dinnanzi alla Corte Europa dei diritti umani a Strasburgo. Fuori dal tribunale, dove centinaia di persone protestavano contro la sentenza, il legale, Mark Feigin, ha parlato di "verdetto previsto" giudicando che si tratta di "una decisione esclusiva di Putin". Feigin ha definito la giustizia russa "strumento di violenza e di repressione", aggiungendo che a Mosca "il potere è sordo". Il legale ha infine espresso timori per le condizioni di detenzione delle tre, pur ignorando al momento dove sconteranno la pena.
Le tre cantanti sono ormai un simbolo di lotta per libertà di espressione in Russia. La polizia ha fermato l'esponente di opposizione Sergei Udaltsov leader del Fronte di Sinistra e capofila dell'opposizione al presidente Putin. Fermato anche l'ex campione di scacchi Garry Kasparov uno degli esponenti del movimento anti-Putin Solidarnost. Anche la rete si è mobilitata. Molti i blogger che si sono schierati per l’assoluzione. Sostegno anche dalla comunità gay.
Una richiesta di “clemenza” arriva dalla Chiesa ortodossa. “Sproporzionata”, pone “seri dubbi sul rispetto degli obblighi internazionali della Russia di processi corretti, trasparenti e indipendenti”, dichiara Catherine Ashton, responsabile per la politica estera europea. Washington, pur criticando il comportamento della band esprime “seri dubbi sul modo in cui quelle giovani donne sono state trattate dal sistema giudiziario russo”. Anche la Farnesina parla di “verdetto sproporzionato” e sottolinea che la situazione “viene seguita con grande attenzione, anche nella prospettiva delle successive tappe del procedimento giudiziario in Russia”.
“Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo. Perché abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente”, aveva dichiarato la leader e sex symbol delle tre “pussy” Nadia Tolokonnikova che in un lettera dal carcere ha ringraziato i suoi sostenitori.





