14/12/2018
30/11/2018

Troppo rumore. In cima alla classifica Palermo e Firenze

Ricerca Svizzera. Aumentano non solo stress e calo d ‘udito ma anche gli infarti


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Vivere nel frastuono continuo delle grandi città, tra i rumori che non si fermano mai. Auto, fabbriche, suoni che ormai il nostro corpo è abituato a sopportare. In realtà solo in apparenza.

Un ricercatore dell’Istituto di salute pubblica svizzero partendo da un Rapporto della Commissione europea sulle morti premature causate ogni anno dall’inquinamento in Europa (circa 450 mila e 91 mila solo in Italia) è  arrivato alla considerazione che le morti dovute alle polveri sottili sono in realtà correlate anche al rischio rumore. Un ruolo importante sul danneggiamento del sistema cardiocircolatorio lo svolgerebbero anche i continui suoni di fondo dovuti a traffico, schiamazzi, sirene e rumori cittadini  di ogni tipo.

In pratica le precedenti ricerche stimavano che ogni 10 microgrammi per metro cubo di particolato in più in aria determinavano un aumento del 5,2% di attacchi cardiaci, mentre secondo l’Istituto svizzero quella crescita sarebbe  soltanto dell’1,9%. Molto più dannoso il rumore medio di fondo che, per ogni 10 decibel in più, farebbe aumentare del 3% il rischio di infarti.

Un’ipotesi importante che, se confermata da altri studi, ci porterebbe ben presto a proteggerci non solo con mascherine antismog, ma anche con tappi per le orecchie.

Eppure oggi siamo talmente abituati al rumore che senza non potremmo più stare. All’Università di Ferrara è stata costruita una stanza completamente priva di suoni, un silenzio perfetto. Un laboratorio dove si fanno esperimenti utili alla ricerca. È alta dieci metri, isolata dal mondo da pareti di cemento armato, strati di ferro e palle di poliestere che assorbono ogni rumore. In tanti, una volta dentro, non resistono per molto tempo. Addirittura gli inglesi hanno dimostrato che un non tecnico non sopporta di stare più di 15 minuti in questi ambienti, cioè in camere anenoiche, senza eco dove il suono di fondo è inferiore ai 15 decibel, cioè niente.

Pensate che le città italiane sono talmente invase dal frastuono causato dal traffico, che in alcuni casi l’inquinamento acustico sta addirittura raggiungendo la soglia dei 90 decibel (dB), cioè il limite indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per evitare potenziali danni all’udito. Una recente indagine condotta da Amplifon ha misurato il livello di decibel in 20 città italiane.
A guidare la classifica dei luoghi più rumorosi del nostro Paese troviamo Palermo, che tra le 12 e le 14 raggiunge 92,6 dB, seguita da Firenze (88,6 dB), Torino (86,8 dB), Milano (86,4 dB), Roma (86 dB), Bologna (85 dB) e Napoli (84,7 dB). In fondo alla top ten, si posizionano le strade di Potenza (75,6 dB), Bari (75,2 dB) e Catanzaro (75 dB), considerate più “silenziose” rispetto alle precedenti. Tra le conseguenze più importanti mancanza di concentrazione, stress, disturbi del sonno e sbalzi d’umore, mal di testa, calo dell’udito e ronzii nelle orecchie.