20/06/2019
16/01/2013

Siamo tutti censori
con la Peppa Pig degli altri

La Rete e i giornali si scatenano contro una presunta campagna elettorale di Ingroia, che sfrutterebbe i personaggi dei fumetti violando il copyright. Ma si tratta solo di fotomontaggi goliardici dai quali Rivoluzione Civile prende le distanze

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Comunicato dell'ufficio stampa di Antonio Ingroia:

Rivoluzione civile ringrazia tutti gli attivisti e i gruppi di sostenitori che si mobilitano spontaneamente in rete, ma la lista che fa capo ad Antonio Ingroia non autorizza la diffusione di materiali coperti da copyright per fini pubblicitari. Nello specifico, pur ringraziando per le buone intenzioni,  Rivoluzione civile prende le distanze dalla diffusione di fumetti legati al nome del candidato leader che circolano in queste ore sul web, declinando ogni responsabilità.”

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Su TWITTER da @Antonioingroia:

"Ragazzi, facciamo la #rivoluzionecivile ma facciamola anche legale! Il copyright va rispettato. #dylandog"

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Chi ha cominciato a dare notizia dell'esistenza di queste immagini, non è facilissimo da dire.
Sicuramente uno dei primi, e sicuramente uno dei primi di maggior rilievo, è stato Luca Boschi, sul suo blog del Sole24ore, “I FUMETTI IN CAMPAGNA ELETTORALE” del 14 gennaio.
Oltre alla galleria delle principali immagini, la frase centrale scritta da Boschi è:
“Il copy del neopartitino ha proprio deciso di usare a tappeto un po' tutti i personaggi dei fumetti.

Scelta davvero curiosa. Ma sarà produttiva di frutti o farà fioccare querele?”.

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Non c’è alcun accenno che possano essere tutti dei fake, dei fotomontaggi assurdi e manca, stranamente, la fonte di tutte queste immagini, che già avrebbe permesso di chiarire meglio le cose. Chi le ha fatte? Dove sono apparse, chi li ha diffuse?

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Con una rapida ricerca su internet, si scopre che a creare questi stranissimi accoppiamenti sono alcuni fan della pagina Facebook “Anche noi votiamo Ingroia-Rivoluzione Civile". Non è una pagina ufficiale di Ingroia, ha solo 1000 fan, alle 16.30 del 16 gennaio.

Le immagini sono state caricate a partire dal 12 gennaio e nascono, a sentire i fan della stessa pagina (contattati in prima battuta da Davide Occhicone, esperto articolista sul fumetto) come gioco interno al gruppo, di citare una personaggio amato dell'infanzia e di trovargli una connotazione più o meno ironica attuale.
Un gioco a cui si uniscono man mano diverse persone, ognuna a proporre il suo personaggio e il suo ruolo, come avviene ormai stabilmente - per esempio - su twitter, con i trend topics dai temi sfidanti più assurdi.

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E a questo punto potremmo aprire un dibattito infinito su quanto e come e se e in che parte il web ha degli spazi privati e personali. Postare qualche cosa su una bacheca facebook di alcuni fan, ha lo stesso valore pubblico di mandarla in onda in prima serata su Rai Uno? Se qualcuno ha una risposta univoca e universale, si faccia avanti.


A creare ancora maggior confusione su "chi" ha fatto "cosa" e perché, si aggiunge una “profezia che sia autoavvera” della Bonelli.

Sul sito della casa editrice infatti, senza fare riferimenti precisi, viene inserita in testa questa dichiarazione: "Sergio Bonelli Editore S.p.A., proprietaria del nome e dei diritti di utilizzazione del personaggio Dylan Dog, dichiara di non essere in alcun modo affiliata o di sostenere, con l'immagine di Dylan Dog o di qualunque altro personaggio della Casa editrice, alcuna formazione politica, e diffida dall'utilizzo illecito del nome e dell'immagine delle sue proprietà intellettuali."




A questo punto, partite anche le agenzie di stampa sull’argomento “diffida Bonelli”, tutti i giornali danno il massimo del risalto all'accoppiata "Dylan Dog-Ingroia" (proprio quella che la Bonelli avrebbe voluto evitare) come immagine chiave degli articoli.
Uno dei personaggi più conosciuti, della casa editrice più conosciuta in Italia, sicuramente il più impegnato politicamente. Potrebbe sembrare in effetti, concentrandosi su di lui, che la campagna sia ufficiale e studiata da esperti.

D'altra parte, il PD ha usato i Fantastici Quattro, per il suo dibattito tra i candidati alle "primarie"...
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Se gli articoli si fossero invece tutti aperti con Peppa Pig, dicendo "Ingroia e Peppa Pig si alleano per salvare l'Italia", probabilmente la poca serietà e ufficialità dell'iniziativa si sarebbe scoperta subito e non ci sarebbero state abbastanza pagine viste.

Ma invece, così titola il Corriere:


"Tex contro Ingroia, diffida di Bonelli
sui fumetti in campagna elettorale
La casa editrice contro l'utilizzo dei «suoi» personaggi nei manifesti della lista Ingroia".



La colonna destra di Repubblica non può essere da meno:

Dylan Dog contro Ingroia, scatta la diffida

"''Non scendo in politica'' . La casa editrice Bonelli diffida dall'usare i suoi personaggi, in questo caso Dylan Dog, a sostegno dell'ex pm di Palermo per la sua lista. La puntualizzazione arriva a seguito dell'uscita di alcuni manifesti del partito di Ingroia in cui è raffigurato il celebre personaggio di Dylan Dog nelle vesti di un lavoratore a progetto che dice: "Anche io voto Rivoluzione Civile. Insieme vinciamo""

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l'Huffington Post è quello che punta con maggior decisione alla responsabilità diretta di Ingroia, titolando:

Elezioni 2013, Antonio Ingroia arruola i personaggi dei fumetti e l'editrice Bonelli lo diffida: "Dylan Dog non si usa per fare politica"



E se i giornali lanciano l’allarme di questa “appropriazione indebita” dei fumetti, sono i lettori che si scatenano in prima persona  contro i fan della pagina “Anche noi votiamo Ingroia-Rivoluzione Civile" che si rifiutano di togliere le immagini, in nome di una "goliardia politica", una versione 2.0 di "UGO TOGNAZZI CAPO DELLE BRIGATE ROSSE!!"

Il flame non pare fermarsi, fin quando quelli del gruppo calano l'anno dell'estrema ironia, e postano questo:





Come a dire "potete bloccare anche la parodia della parodia?"


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A questo punto  escono fuori alcune interessanti derive sociologiche.

1) I politici che dichiarano di volersi impegnare per cambiare l'Italia contano tantissimo e piacciono tantissimo in Rete, ma contano  molto meno dei personaggi a fumetti. Toccate quelli e i fan vi azzanneranno alla gola, chiunque voi siate. Anche se la cosa viene fatta a vostra insaputa. La generazione dei 40nni nostalgici non perdona, siete avvisati.

2) Sul web tutti devono sapere tutto in tempo reale, e se non lo fanno, sono dei criminali complici. Tranne ovviamente noi stessi, che siamo sempre assolti. Migliaia di tweet e decine di pagine di blog si sono scatenate contro Ingroia perché ben DUE giorni dopo la pubblicazione delle immagini su una misconosciuta pagina facebook, non aveva smentito nulla. Sul web non è concepibile non rispondere in tempo reale. Tranne non accorgersi, nessuno dei fautori di questa tesi, che oggi Ingroia aveva preso le distanze con un tweet, e si è continuato ad attaccarlo ancora ore e ore dopo.

3) La legge italiana è una cosa opinabile. In diversi, su twitter, su facebook e su blog hanno dato del ladro ad Ingroia, perché nei fotomontaggi c'era il suo nome, e quindi ne era responsabile lui, anche (a maggior ragione) se non li aveva commissionati lui o se non ne sapeva nulla.

4) come si fa a fermare il web, e il
4bis) Quando siamo ormai creduloni e poco approfondenti noi italiani?

Una volta c’erano i sostenitori politici da bar. Attorno al calcio balilla o a un amaro, si sparavano le peggiori sciocchezze, idee, proposte, sogni, mostruosità personali. E rimanevano circoscritte al baretto. Nessuno si sognava di dare la responsabilità a un segretario di partito, per le cose dette da un un gruppo di supporter nel bar di un misconosciuto paesino di una misconosciuta provincia. Ora lo stesso identico gruppo, le mette su una pagina facebook, e ne ha accesso il mondo. Ma i vari pesi delle varie responsabilità,  possono cambiare?

E come si fa a fermare la Rete, dove tutto si propaga alla velocità della luce e dove se cancelli una immagine, altri mille l’hanno salvata e la rimettono on line? Veramente vorreste censurare tutto e tutti? Se pure Ingroia intimasse a questi "creativi" di cancellare tutto da facebook, secondo voi scomparirebbero anche la fotogallery di Repubblica che le riporta, l'articolo del Corriere che le riporta, questo articolo che le riporta?
Qual è la soluzione che chi denuncia l'"abuso" propone?

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Ingroia, comunque, ha smentito ogni collegamento diretto, ha preso le distanze e ha chiesto rispetto assoluto per il copyright dei personaggi.

Ma nel rutilante mondo di internet, qualcuno veramente si ricorderà di questa smentita?


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PS:
Vince un "No Prize" per aver trovato l'immagine migliore a commento di tutto questo, Francesca Rosi (@EccolaChicca), con questo tweet: https://twitter.com/EccolaChicca/status/291554568578400256/photo/1/large

@EccolaChicca