20/09/2014
22/09/2010

Voglio andare
a vivere in città

Uno degli effetti collaterali del rapido sviluppo economico cinese degli ultimi 30 anni è la crescente disparità di reddito tra chi vive in città e chi invece in campagna. Questo spinge milioni di cinesi verso le metropoli

Xinhua, 21 settembre 2010

Un ponte ideale tra città e campagne
L'autore è il direttore del Programma Cinese presso il Global Policy Institute dell'Università di  Londra, docente onorario della Università di Zhejiang, Zhang Xiang


Uno degli effetti collaterali del rapido sviluppo economico cinese degli ultimi 30 anni è la crescente disparità di reddito tra chi vive in città e chi invece in campagna.

E' innegabile che le condizioni di vita, in senso assoluto, siano migliorate quasi per tutti, con esempi lampanti tipo la lotta contro la povertà e il recente 30° anniversario dello Shenzhen, la prima delle zone economiche speciali per la sperimentazione economica.
Anche se si sono intraprese politiche mirate alla riduzione del divario tra campagna e città, sempre in linea con l'idea dello "sviluppo armonioso", è probabile che il gap reddituale si allarghi ancora negli anni a venire.

In Cina, la disponibilità di terra coltivabile pro capite è di circa 1,4 mu, o 1 decimo di ettaro. Ovviamente si tratta di un dato medio, che varia di molto da una provincia all'altra e da contea a contea. Nello Sichuan abbiamo visitato aree rurali dove si arriva fino a 2 mu per famiglia.

Posto che 1 mu di terra (666 mq) produca 700 chili di riso, che l’agricoltore riesce a vendere per 2 yuan/kg, il ricavato annuo sarà di 1500 yuan o 223,5$. Tolte le spese di produzione (semi e fertilizzanti), è chiaro che il guadagno netto sarà ancora più basso.
In alcune zone più fortunate dal punto di vista climatico, un contadino può avere due o tre raccolti l'anno con un reddito che si aggirerebbe intorno ai 5000 yuan (570 $) annui. Lo stesso vale per il  mais. Può sempre succedere, però,  che condizioni atmosferiche sfavorevoli causino la perdita del raccolto: ecco perché, allora, trasferirsi in città diventa un’alternativa per chi vive nelle campagne, soprattutto per la prima generazione di figli di contadini post riforma agraria del 1978.
Ma senza un buon livello di istruzione o altre capacità professionali specifiche, molti migranti rischiano di finire solo a lavorare nei ristoranti o a fare i commessi, per i quali il salario mensile raggiunge al massimo i 1000 yuan (119 $).  Succede pertanto che, nonostante i datori di lavoro provvedano a vitto e alloggio, quei giovani migranti potranno mandare ai genitori solo poche centinaia di yuan, che costituiranno sì un piccolo miglioramento alle condizioni di vita della famiglia, ma non una soluzione dei problemi.

Oggi la Cina, che deve garantire un’adeguata quantità di cibo per la popolazione che cresce e chiede sempre di più, ha l'opportunità di scegliere politiche che rendano allettante dal punto di vista economico, per le giovani generazioni, rimanere a lavorare nelle campagne.

Prima di tutto, vanno migliorate le rendite economiche, per esempio attraverso la modernizzazione delle tecniche di produzione, con regole per il commercio che riducano in parte le spese iniziali.
Si potrebbe prevedere un'assicurazione contro i danni legati a fattori meteorologici, con il premio pagato dallo Stato. Si dovrebbe poi promuovere il microcredito, ancora praticamente sconosciuto ai ceti a basso reddito, allo scopo di permettere l'accesso agli strumenti di credito per la costruzione di un modello di sviluppo sostenibile. Servizi di assistenza sociale gratuiti, come istruzione fino all'università e assistenza sanitaria, oltre a programmi pensionistici adeguati, sono i settori ai quali il governo dovrebbe dedicare provvedimenti specifici mirati, se davvero aspira al miglioramento delle condizioni sociali.
Oggi, i prezzi al dettaglio del riso sono più del doppio rispetto a quanto riceve chi lo ha coltivato, mentre la crescente richiesta di cibo non sembra migliorare le condizioni degli agricoltori.
Un intervento diretto del governo è necessario per riequilibrare economia di produzione e di distribuzione, in modo tale che il prezzo al dettaglio finale non superi di un certo numero di volte quanto percepito dal coltivatore diretto. Laddove necessario, il governo dovrebbe passare dei sussidi, magari con assegni mensili, ai contadini.

L’abbandono della terra potrebbe causare problemi ancora maggiori a lungo termine, senza contare che anche nelle aree urbane le condizioni economiche si stanno deteriorando. Se i lavoratori migranti perdono il lavoro, hanno almeno un posto dove tornare, la loro casa rurale, che diventa di fatto una rete di salvataggio sia dal punto di vista economico che psicologico.
E per finire una parola sul fatto che il governo dovrebbe fare di più per impedire la riduzione dei terreni coltivabili, che finiscono col diventare edificabili o utilizzabili per altri progetti.
Che il bisogno di crescita economica a livello locale sia una tentazione, e che la vendita di terreni serva in questo senso, è comprensibile. Ma la Cina ha bisogno di proteggere ogni singolo metro quadrato di terreno agricolo, per garantire un’adeguata quantità di cibo per la popolazione e per rallentare il fenomeno delle migrazioni dalle aree rurali a quelle urbane, che svuota la campagna della tanto necessaria manodopera e gonfia a dismisura le città.
Masse di cittadini a bassissimo reddito, e tra questi molti lavoratori migranti costretti a vivere in miseria, potrebbero portare a disordini sociali e contribuire alla crescita del tasso di criminalità nelle città.
Per tutto questo, la Cina potrebbe per esempio studiare l'organizzazione urbana di altri paesi del mondo per evitare di commettere gli stessi errori. Non esiste alcuno studio o teoria che sostenga che lo sviluppo economico di un paese dipenda dalla riduzione del contributo del settore agricolo a favore della progressiva crescita delle città.
E' ora che la Cina si ponga una domanda fondamentale: qual è il giusto equilibrio tra economia rurale e urbana per una società armoniosa, che è il traguardo finale?