20/05/2013
24/05/2012

Il rapporto Amnesty 2012

Libertà di espressione negata in 91 paesi del mondo, in 101 vengono praticati maltrattamenti e torture, in 21 sono state eseguite condanne a morte e almeno 18.750 sono i prigionieri in attesa dell'esecuzione. Sono i numeri choc contenuti nel rapporto di Amnesty. Anche l'Italia non ne esce molto bene

Libertà di espressione negata in 91 paesi del mondo, in 101 vengono praticati maltrattamenti e torture soprattutto contro persone che manifestano contro il governo, in 21 paesi sono state eseguite condanne a morte e in 63 sono state emesse condanne a morte e almeno 18.750 sono i prigionieri nei bracci della morte delle carceri nel mondo. 

Questi i numeri choc che emergono dal 50esimo rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in 155 paesi e territori. Secondo il dossier di 700 pagine, alla base della situazione della violazione dei diritti umani, c'è "il fallimento della leadership a livello locale e globale nella difesa dei diritti umani". La situazione, secondo Amnesty, "mostra come la risposta della comunità internazionale alle crisi dei diritti umani sia stata contrassegnata dalla paura, dall'opportunismo e dall'ipocrisia”.

Molto male la Cina, Stato fortemente repressivo dove gli apparati di sicurezza vengono scatenati per soffocare le proteste e dove continuano le esecuzioni capitali. Anche in Corea del Nord la situazione non è migliorata. Mentre nell'Africa Subsahariana, in Medio Oriente e in Africa del Nord ci sono state rivolte massicce, accompagnate dall'uso eccessivo della forza contro i manifestanti in Paesi quali Angola, Senegal e Uganda. 

Bacchettata anche l'Italia per i sui rapporti con la Libia, per i respingimenti, per il caso di Gabriele Sandri e le riforme del governo Monti. Amnesty fa sapere che controlla la Libia per capire "in che misura il governo Monti vuole marcare una sua discontinuità sui diritti umani dal precedente esecutivo, responsabile di una risposta carente verso le oltre 52mila persone arrivate nel 2011 dal Nord Africa, che ha determinato violazioni dei diritti umani di richiedenti asilo, migranti e rifugiati”. L'organizzazione umanitaria è inoltre intervenuta sulla sentenza della Corte di Cassazione sull'omicidio di Gabriele Sandri. Secondo Amnesty, la sentenza è "la conferma definitiva, sul piano giudiziario, di un grave episodio che chiama in causa le responsabilità delle forze di polizia italiane circa l'uso delle armi da fuoco e della forza. Anche la 'questione rom' ha chiamato in causa l'intervento di Amnesty che si è detta "preoccupata per le notizie relative a tentativi di compiere attacchi razzisti a Pescara e nei suoi dintorni".