21/11/2019
20/09/2012

L’amaro calice del vino europeo in Cina

STAMPA ESTERA - Tra Cina ed Europa scoppia la guerra del vino. Di Zhou Xiaoyan

Beijing Review (Cina), 13 settembre 2013


Il 20 agosto scorso la CADA, China Alcoholic Drinks Association, ha reso noto di aver inoltrato un reclamo al Ministero del Commercio MOFCOM per denunciare che i produttori di vino europei – che ricevono sussidi governativi - vendono i loro prodotti al di sotto del valore di mercato.  

"Su richiesta dei produttori nazionali, la nostra organizzazione ha presentato al MOFCOM una petizione per l’avvio di un'indagine sulle importazioni di vino dall'Europa" ha detto il segretario generale della divisione vino. "Attraverso canali ufficiali la nostra organizzazione ha raccolto dati che mostrano come certi vini europei vengono immessi sul mercato cinese sottocosto. Esistono prove altrettanto evidenti di come l'Europa sovvenzioni in maniera massiccia il settore vitivinicolo e gli esportatori" ha detto Wang.

Retroscena
Con 16 milioni di tonnellate, ovvero il 69% della produzione mondiale, l’Unione Europea è il più grande produttore di vino al mondo. Date le immense potenzialità di mercato, è chiaro che i produttori di vino europei vogliano vendere sottocosto in Cina, ha aggiunto Wang. Le importazioni (in Cina) di vino europeo sono passate dai 35.944 kilolitri del 2008 ai 169.114 kilolitri del 2011, seguendo un ritmo del 67,71% l’anno, mentre negli ultimi quattro anni la quota di mercato in Cina è passato dal 4,94% al 14,76%. Secondo i dati della CADA, durante il primo trimestre di quest’anno le importazioni di vino dall'UE - principalmente da Francia, Italia e Spagna – sono cresciute del 24% rispetto all'anno precedente; con il massiccio arrivo di commercianti di vino stranieri sul mercato cinese, è ovvio che i produttori nazionali inizino ad avvertire una certa pressione.  "Quasi tutte le imprese vinicole nazionali hanno sofferto molto per l'attacco delle importazioni dall'UE" ha aggiunto Wang. E infatti la Yantai ChangYu Group Co., prestigioso marchio nazionale, per la prima volta in cinque anni ha subito un calo degli utili del 2,51% e delle vendite del 5,4% nella prima metà del 2012; le vendite della China Great Wall Wine Co. sono precipitate del 2,12% nel 2011 rispetto all'anno precedente e la Dinasty Winery, una joint venture sino-francese, ha visto gli introiti perdere il 10% nel 2011.  "Con l’aumento dell’interesse per il vino tra i consumatori, sul mercato cinese sono comparsi molti marchi stranieri (tra i quali molti di qualità scadente), perché hanno chiaramente fiutato l’affare" dice Wang Dehui, specialista in marketing del vino presso la China Wine Union. "In Cina quello del vino è un settore in espansione dalle grandi potenzialità. E’ per questo che il governo dovrebbe rafforzare leggi e normative in modo da favorire i produttori nazionali soprattutto in termini di competitività". 

Con sempre più cinesi benestanti, la Cina è diventata il quinto consumatore di vino al mondo, almeno secondo quanto riportato da uno studio pubblicato a febbraio dalla VINEXPO/Wine and Spirit Research. Il consumo nazionale è cresciuto infatti del 28,26%  (1,55 kilolitri nel 2011), e il paese è passato a occupare il quinto posto della classifica mondiale, un tempo appartenuto al Regno Unito. I vini di importazione rappresentano oggi circa un terzo del mercato, laddove nel 2006 valevano meno del 10%, almeno  secondo la Xinhua News Agency. 
Il 20 agosto scorso Huang Minghai, responsabile dell'ufficio stampa del MOFCOM, ha reso noto che il Ministero ha recepito la richiesta del CADA, ma non ha ancora avviato alcuna inchiesta. A parte le evidenti ragioni economiche, c’è chi interpreta l'iniziativa come parte di una serie di risposte a una possibile indagine da parte dell'UE sugli impianti a pannelli solari cinesi. In un periodo di crisi globale, Stati Uniti e Unione Europea hanno avuto un atteggiamento abbastanza aggressivo nei confronti dei prodotti cinesi, ma il paese ormai sa come reagire, ha detto al China Daily Zhou Shijian, esperto di commercio della Tsinghua University. "La Cina ha oggi un atteggiamento più saggio e maturo quando si tratta di proteggere i propri interessi commerciali all’interno del WTO".  Le aziende europee del solare si sono infatti rivolte alla Commissione Europea per una valutazione delle esportazioni cinesi verso i paesi dell'UE. L’esposto cinese sul vino è arrivato poco dopo che i quattro produttori cinesi di componenti per il solare (tra i quali la LDK Solar Co. quotata a New York) avevano chiesto al governo di avviare provvedimenti antidumping e antisovvenzioni per le esportazioni di silicio policristallino dall'Unione Europea il 17 agosto. 

Nonostante queste schermaglie nelle quali Cina e i suoi principali partner commerciali si rispondono pan per focaccia, gli analisti credono che una guerra commerciale su vasta scala sia improbabile, perché nessuno in realtà ne trarrebbe beneficio, soprattutto in un momento di fragilità economica globale. Jonathan Holslag, capo del dipartimento ricerca del Brussels Institute of Contemporary China, sostiene che i conflitti commerciali sono inevitabili ma che una spirale di ritorsioni non converrebbe a nessuno. "E' tempo che Cina e Unione Europea si mettano a un tavolo per discutere a carte scoperte su dove siamo e dove vogliamo andare in futuro" ha dichiarato. 

Il futuro
Comunque vadano le cose, l'industria del vino cinese non potrà che raccogliere risultati positivi, perché se il ricorso andrà a buon fine i marchi nazionali vedranno indebolita la forte concorrenza da parte di quelli stranieri; se no, per il paese sarà comunque un passo avanti. La Cina ha gradualmente imparato a tutelare i propri diritti legittimi attraverso un utilizzo corretto delle regole del WTO. Anche se il ricorso non avrà esito positivo, per i produttori di vino europei varrà comunque come un avvertimento, sostiene Jian Aihua, ricercatore del settore alimentare presso la CIConsulting, un istituto di ricerca industriale di Shenzhen. "Il settore vitivinicolo cinese sta muovendo i primi passi" dice Li Tang, vice segretario generale della GAIA (Guangdong Alcohol Industry Association). "E' universalmente noto che le vigne di 30-50 anni danno il vino migliore. I marchi nazionali utilizzano di solito vigne che al massimo hanno 5 anni, perché in tutto il paese sono pochissime quelle di 30/50 anni". “I marchi di produzione nazionale sono sul mercato a prezzi più bassi, di conseguenza la presenza sul mercato di vino a basso prezzo europeo potrebbe danneggiare gravemente la giovane industria vinicola cinese. E’ vero anche che la presenza di i vini d'importazione di qualità potrebbe invece dare maggiore impulso allo sviluppo dell'industria nazionale. Potremmo pertanto valutare di dare comunque il via libera alle importazioni dall’Europa di prodotto di qualità, affinché il prodotto nazionale ne tragga il maggiore beneficio possibile” ci dice Zhu Danpeng, esperto di marketing alimentare. 

Succede anche che alcuni marchi nazionali acquistano vino scadente straniero a basso costo per rivenderlo poi a caro prezzo sul mercato cinese in quanto ‘marca estera’, ci dice Wu Yong, un esperto nel settore. "A questo punto ciò che veramente conta è la qualità del vino importato. La CADA deve tenere gli occhi aperti e indagare a fondo su questo aspetto. Senza contare che la qualità del vino sul mercato cinese dovrebbe garantire lo sviluppo sostenibile", ha aggiunto Wu. "Anche se vinciamo all'OMC e la tariffa sulle importazioni di vino verrà aumentata, rimane da vedere se i marchi nazionali ce la faranno a riguadagnare la quota di mercato persa a causa della limitata capacità di produzione. Chi di dovere potrebbe intanto iniziare col controllo della qualità del vino sul mercato cinese. Con regole sullo standard di qualità più basso per le importazioni, il mercato non potrà che diventare più sano”, ha detto Xia Zhongbang, principale rappresentante del Wine Co. Shanghai CWC.

"Sono assolutamente d'accordo con la petizione CADA. La Cina non ha alcuna sovvenzione per produttori e i marchi nazionali hanno costi elevati e bassi margini di profitto. Il sostegno ai produttori di vino europei da parte dell’UE sarebbe ingiusto nei confronti dei produttori cinesi. Dovrebbe essere vietato" sostiene Chen Yong, segretario generale della divisione vino del GAIA. "Tuttavia lo sviluppo dei prodotti vitivinicoli nazionali dipende comunque dalla loro qualità e competitività sul mercato. I produttori nazionali devono puntare a uno standard più elevato per se stessi e per conquistare la fiducia dei consumatori".