20/09/2018
05/04/2018

Meno auto di proprietà. Boom di noleggio e car sharing.

Vale 6 miliardi l’industria del noleggio auto. 4,5 milioni gli utenti di car sharing in Europa, 1,1 milioni in Italia




Noleggio e car sharing. Avere un auto di proprietà piace sempre meno agli italiani. Affittare a lungo termine un veicolo è un trend in continua crescita da quattro anni, di cui l’ultimo, il 2017, ha chiuso con un record di immatricolazioni di quasi 433 mila veicoli, il 18% in più dell’anno precedente. A rivelarlo sono gli ultimi dati di Aniasa, l’associazione che riunisce nel sistema di Confindustria le imprese del noleggio, car sharing e servizi legati alla mobilità. Dati che attestano il peso raggiunto dal settore all’interno dell’industria automobilistica con un giro d’affari complessivo di oltre sei miliardi di euro, generato da una flotta circolante di più di 800mila veicoli, di cui la fetta più consistente è utilizzata nel segmento “lungo termine”.

Un quadro quindi positivo anche se il divario con i Paesi del Nord Europa e degli Stati Uniti è grande. Per questo i vertici di Aniasa chiedono un riequilibrio fiscale. “Le imprese italiane-dicono- sono penalizzate rispetto agli altri Paesi Ue a causa della ridotta deducibilità dei costi e della minore detraibilità dell’Iva, prorogata di triennio in triennio e da ultimo fino al 2019”. L’altra proposta è di rendere strutturale il superammortamento. Una misura che nel 2016, solo per il noleggio a  lungo termine, ha prodotto 35 mila immatricolazioni in più, con relativi 170 milioni di maggiori entrate per l’Erario.

E anche il car sharing, l’auto in comune, cresce in tutta Europa. Una  formula scelta soprattutto da Italia e Germania, mentre Regno Unito e Francia preferiscono condividere il viaggio, così come gli Stati Uniti.

In Europa gli utenti di car sharing sono arrivati a quota 4,5 milioni, di cui 1,1 milioni in Italia. Un dato che interesserà anche i costruttori di auto, che intanto si stanno muovendo per entrare in questo mercato. In Italia infatti, secondo una recente ricerca, la nuova opportunità ha spinto il 61% degli intervistati a non ricomprare la macchina. Una media che per il resto d’Europa è leggermente inferiore, fra il 50 e 60%.