Ultimo saluto a Miriam
ROMA - In Campidoglio la camera ardente dell’intellettuale scomparsa ieri a Roma a 86 anni
Aperta dalle 15.30, nella Protomoteca in Campidoglio, a Roma la camera ardente per Miriam Mafai, la giornalista e scrittrice scomparsa ieri. Come donne “nessuno ci ha regalato niente”, disse una volta e forse è la frase che più si addice per ricordare meglio il temperamento di questa intellettuale che negli ultimi 60 anni ha raccontato l’Italia, sull’Unità, Paese Sera, Noi donne e Repubblica. Lo ha fatto partendo da idee di sinistra, ma senza mai risparmiare le critiche quando la sua parte politica sbagliava o era in ritardo nell'analisi dei cambiamenti della società.
Figlia di due pittori, Mario Mafai - esponente di spicco della Scuola Romana, e Antonietta Raphael - Miriam era nata a Firenze il 2 febbraio del 1926: in tempo per vedere il fascismo, l'Italia in guerra e le leggi razziali che avevano riguardato anche la sua famiglia, visto che la madre era ebrea e figlia di un rabbino lituano. Radici che Miriam ha sempre rivendicato con orgoglio come sue. Attiva nell'opposizione al fascismo e nella Resistenza, una volta finito il regime diventa funzionario del Pci. Sposa Umberto Scalia, anche lui uomo di partito designato ad occuparsi di affari internazionali.
Poi il sodalizio sentimentale durato 30 anni con Pajetta. Un connubio fondato su una reciproca autonomia, rara per quei tempi e forse anche oggi: “Ci siamo voluti molto bene Giancarlo ed io, ma - rivelerà - non abbiamo mai sacrificato pezzi della nostra esistenza”. Critica feroce del berlusconismo, ha spesso richiamato l'Italia ad un ritorno a valori diversi. Attenta ai grandi e ai piccoli cambiamenti della società, la Mafai ha travasato nei suoi tanti libri questa capacità di raccontare una società in movimento che si stacca dal passato: partiti tradizionali compresi.
Nel libro 'Botteghe oscure addio' ha raccontato “come eravamo comunisti”, mentre in 'Dimenticare Berlinguer' si è occupata di sinistra italiana e tradizione comunista. Nel 2005 Miriam Mafai ha vinto il Premio Montanelli per la sua attività votata allo sviluppo della cultura italiana del '900, con particolare attenzione al mondo femminile.





