19/11/2018
21/11/2012

Il grande rifiuto di Ken Loach

CRONACA - Il grande regista britannico, cantore della ‘working class’, rifiuta il premio assegnatogli dal Torino Film Festival e non prenderà parte alla rassegna in segno di solidarietà con alcuni lavoratori del Museo del Cinema impegnati in una difficile vertenza sindacale

“Ci dispiace comunicare che, per cause indipendenti dalla volontà del Torino Film Festival, Ken Loach non sarà presente per ricevere il Gran Premio Torino e che di conseguenza la proiezione di The Angels’ Share è annullata”.

Con un breve comunicato l’organizzazione del trentesimo Torino Film Festival annunciava questa mattina che il regista inglese non avrebbe preso parte alla kermesse cinematografica torinese in programma dal 23 novembre al primo dicembre. Nessun’altra spiegazione. Ma a spiegare quelle ‘cause indipendenti dalla volontà’ dell’organizzazione ci ha pensato lo stesso regista britannico con un lungo e circostanziato comunicato.

“È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. 

I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. 

Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. 

A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.

In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.

Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti?

Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio”.


Chiamato in causa, il direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera respinge le accuse dichiarando che ''Il Museo ha sempre fatto punto d'onore la tutela dei lavoratori''.

Non la pensa così Romolo Marcella della segreteria provinciale dell’Unione dei Sindacati di Base: “Siamo stati noi a rivolgerci proprio a Loach per denunciare la grave situazione delle cooperative del gruppo Rear che ha vinto la gara di appalto per i servizi all’interno della Mole Antonelliana. Ad agosto gli abbiamo scritto, lui ci ha risposto, gli abbiamo inviato i documenti che mostrano come, dopo una prima protesta lo scorso anno, alcuni nostri delegati siano stati licenziati. E alla fine ha deciso di non venire, senza che noi per altro glielo avessimo chiesto”. 

Non glielo hanno chiesto perché forse per loro sarebbe stato sufficiente quel “commento critico” che invece per Loach sarebbe stato “un comportamento debole e ipocrita” per un uomo come lui, figlio di operai, che ha dedicato tutta la sua opera cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita della ‘working class’.