19/05/2013
14/09/2012

Giappone, addio al nucleare entro il 2030

GIAPPONE - Dopo la tragedia di Fukushima, Tokyo si è data 30 anni di tempo per chiudere i suoi reattori nucleari

Il Giappone dice addio al nucleare. Dopo la tragedia di Fukushima, Tokyo si è data 30 anni di tempo per chiudere i suoi reattori nucleari, optando su un forte cambiamento strategico dopo il disastro di Fukushima del 2011. Lo prevedono le nuove linee energetiche nazionali approvate oggi dal governo presieduto dal premier Yoshohiko Noda. Il Giappone è il terzo Paese al mondo con il maggior numero di reattori: al momento sono 50.

Dunque il paese del Sol Levante si aggiunge alla lista di Stati che hanno optato per scelte drastiche, come la Germania, che ha deciso di spegnere le sue 17 unità entro il 2022, e la Svizzera che si propone di eliminare i 5 reattori entro il 2034. In Francia invece Hollande ha deciso di chiudere la centrale nucleare di Fessenheim, al confine con la Germania, nel 2016.

“Il governo attuerà tutte le misure possibili per portare la produzione nucleare a zero negli anni 2030”, secondo il documento sugli sviluppi del piano energetico nazionale messo a punto dopo la peggiore crisi nucleare da Cernobyl del 1986. A tal proposito, ci sono tre principi da seguire: nessun nuovo reattore da costruire, decommissionamento di quelli con più di 40 anni di vita, riavvio delle unità che hanno superato i giudizi sulla sicurezza da parte dell'Authority di settore.

Prima della crisi di Fukushima, il Giappone generava il 30% del proprio fabbisogno elettrico dal nucleare, con l'obiettivo di superare il 50% entro il 2030. La percezione popolare diffusa è decisamente cambiata verso il nucleare, tanto che il movimento anti-atomo è in netta crescita a livello nazionale.