16/07/2018
09/01/2018

Da  #MeToo  a #WoYeShi.  Il No delle donne cinesi alle  molestie 

Nonostante la censura parte dall’Università di Pechino il movimento di denuncia



La campagna delle donne contro le violenze sessuali arriva anche in Cina dove #MeToo si trasforma in #WoYeShi.


E così dopo le accuse di molestie sessuali nei confronti del magnate di Hollywood Harvery Weinstein, e proseguite con denunce contro altri uomini del mondo dello spettacolo americano, le donne cinesi hanno deciso di sfidare  la censura cominciando a denunciare online gli abusi subiti. Ma mentre l'effetto Weinstein ha travolto l'America, l'Europa e altre parti dell'Asia, attivando numerose campagne sui social network, le storie delle donne cinesi faticano a trovare spazio.

"Alcune  sono uscite allo scoperto, ma ancora in numero limitato, ha spiegato al “Guardian” Leta Hong Fincher, esperta del movimento femminista cinese, secondo la quale la leadership quasi interamente maschile del partito comunista si sente "minacciata" dall'idea di poter essere colpita da una campagna sullemolestie. “Per questo è probabile che le autorità - ha continuato -  abbiano ordinato ai media, rigorosamente controllati dal partito, di evitare una copertura approfondita della questione." 

Lentamente comunque le donne cinesi stanno rompendo il silenzio in un Paese dove, secondo uno studio, l'80% di loro ha subito molestie sessuali nel corso della vita.  Il movimento di denuncia è partito dalle università pochi giorni fa quando un’ex studentessa, Luo Qianqian, molestata dodici anni fa dal suo professore mentre studiava a Pechino, ha  pubblicato su Weibo, l'equivalente cinese di Twitter, una esplicita  denuncia della sua esperienza. "Non bisogna avere paura – ha scritto - dobbiamo alzarci e coraggiosamente dire “No!”, esortando le altre donne a farsi avanti e usando l'hashtag #WoYeShi, che equivale a #MeToo.  Il suo post ha ottenuto più di tre milioni di visualizzazioni in un solo giorno. 

Dopo di lei  un’altra studentessa cinese, Zheng Xi, ha avviato una campagna pubblica contro le molestie sessuali, ispirandosi alle “Silence Breakers”, le donne che nel mondo, dal caso Weinstein in poi, hanno rotto il silenzio e sono state scelte dalla rivista statunitense Time come “Persona dell'anno”.